Posts filed under 'Trail/skyrunning'

Fede e Andrea running&climb

3 comments novembre 7th, 2010

Dopo un lungo digiuno torna alla grande in Mountain-Fitness, in una giornata durata 9 ore il grande Andrea Sabbatini. Running sulla cresta esposta del revellone, in volo lungo i ghiaioni, poi climbing al Cinghialodromo e infine attratti dal camino fumante un evento imperdibile. Primo giorno di cambio gestione al Country House M. Murano, chiuso per piu’ di un anno. E quello che e’ successo all’interno rimarra’ bene impresso tra i ricordi forti di questa intensa giornata di sport e amicizia… See you soon . Viva l’Asado Argentino

Nel “borneo” teramano

7 comments ottobre 31st, 2010

Ci si confonde lasciata Ascoli verso Valle Castellana sulla reale giurisdizione in cui ricadono i borghi toccati oggi dal lungo raid tra i Monti gemelli. Pur essendo a due passi da Ascoli non si immagina che l’anello dei Fossi dei Pantani con le innumerevoli testimonianze rurali, ricco di storia e di sparuti e sperduti borghi, ricada invece nel comune di Valle Castellana, ossia Teramo. Ma non e’ di fondamentale importanza. Certo e’ che dopo alcuni sopralluoghi, oggi abbiamo finalmente una visione quasi completa del preappennino dei Monti Gemelli. Una delle aree wilderness piu autentiche e abbandonate di questo lembo di montagne poste tra i 600 e i 1800 metri. Salendo verso Valle Castellana, con la diga di Talvacchia e il pittoresco borgo di Castel Trosino, la mente scorre dritta verso la Laga, trascurando spesso quello che ci troviamo a est e ovest rispetto alla tortuosa strada…Tutto nasce un anno fa’ circa quando rimasi incantato da Settecerri e cosi’ decisi di perlustrare ogni sentiero del posto, villaggi compresi. Ultimamente la riscoperta di borghi abbandonati, qui’ addirittura senza strada, mi fa’ emozionare come mai prima. In questo splendido autunno, con alberi ricchi di colore e vette gia’ innevate, perdersi, sudare, graffiarsi e dopo ore per sbaglio sbattere il muso, sulla vecchia facciata della chiesa di Laturo, credetemi e’ qualcosa di estremamente affascinante. Mentre corro veloce su questi chiusi e sporchi sentieri, a volte mi immagino di essere in compagnia degli abitanti dei villaggi che usavano questi sentieri, ormai un filo d’arianna in mezzo al nulla, per conoscersi, scambiarsi o barattare merci, o semplicemente per fare legna, cacciare o andare a ballare nel paesino vicino, a non meno di 1-2 ore di marcia.. E cosi’ con piacevoli difficolta’, mi impongo di completare un lungo e difficile anello, tra i borghi e gli insediamente agropastorali estivi di Lepora, Settecerri, Casale Alfonsi, Collegrato, Serra, Casale Gabrieli, e poi altri minori come Casale Monti e Generosi. Luoghi talmente sepolti che come mi e’ successo oggi, non vi accorgete di essere appoggiati con i piedi su un tetto di una delle tante cascine del paese, rischiando di far crollare tutto..Poi d’incanto, torno per Giulia, che desiderava vederlo, deviando dal percorso 45 minuti circa, a Laturo, il piu’ grosso insediamento fantasma, senza strada, soprannominato da me in un sopralluogo precedente, l’ultima frontiera… Mi immagino, per i viottoli e le piazzete del paese, oggi infestate di edera e rovi, con i solai crollati, con le brande in ferro arruginite sepolte da detriti, con i pali della luce piegati come in uno tsunami, con i colori degli interni spesso di azzurro o di credenze incastonate nella pietra, una vita semplice, povera dura, ma festante, vociante. Quasi mi immedesimo, correndo, su come poteva essere una giornata tipo di un bimbo del posto, poi mi vengono i brividi pensando a come sia stato lungo qua’ l’inverno e su come la vita era talmente dura che neanche possiamo immaginarlo. Mi piacerebbe un giorno conoscere un vecchio residente di quei borghi sperduti, da anni ormai trasferito tra le mura calde di qualche appartamento di fondo valle o di citta’, accudito e protetto dai figli, custodire gelosamente gli antichi mestieri della sopravvivenza, che grazie alle attuali tecniche, potrebbero dove ancora possibile, far ripopolare borghi che a breve saranno solo un ricordo nei catasti comunali. Mai cosi’ attuale questa mia passione, quando i media intervistano Mauro Corona sull’ipotesi della fine del petrolio, descritta nel suo libro e la riscoperta della terra e del saper usare le mani. La maggior parte dell’essere umano a detta del suo libro, scomparira’ come in un’ecatombe e sopravvivera’ chi, umile ritornera’ alle origini… Ma tornando al presente, allo stato in cui versano quei borghi del teramano, urge un’opera di ripristino, pulizia e valorizzazione in chiave turistica, di un’area dimenticata ma di immenso fascino e potenziale. Sarebbo bello, far tornare a respirare, anche con un’opera di volontariato, ma con i mezzi messi a disposizione dei comuni o di associazioni private, uno dopo l’altro, decine di paesini e casolari. La semplice ripulitura da rovi e dei sentieri, permetterebbe di non dimenticare da dove siamo venuti.

Quest’ultima la considero una priorita’.

L’Anello e’ stato chiuso tra mille difficolta’ di ricerca percorso, in 6 ore circa.

Abbiamo un pezzo di cuore rimasto a Settecerri, che contende ad Agore lo scettro per ora di borgo fantasma piu’ affascinate.

a presto, continueremo a dare voce quando possibile, alla vita di montagna, che e’ la nostra memoria.

E’ tempo di Ceresa

3 comments settembre 19th, 2010


(…passeggiando per il corso di Rocchetta)

18 settembre, ripetuto il durissimo trailautogestito del Ceresa

E’ passato ormai quasi un’anno da quando in compagnia di Max organizzai il fantastico trail dell’appennino perduto per gli amici di Spiritotrail. Conoscendo ormai alla perfezione quasi ogni sentiero del vastissimo territorio che si estende tra la Laga e i Sibillini mi sembrava logico intrecciare un anello di 35 km circa facendo regalare a chi mi segue esperienze che riportano indietro nel tempo di almeno 60 anni, con la sola differenza che vengono percorsi di corsa e con abbigliamento e tecnologie non proprio dell’epoca.


(il leggendario borgo di Rocchetta)

Oggi con Luca Mattioni, al suo battesimo con Mountain-Fitness, decidiamo di ripercorrerlo integralmete e di corsa completando l’intricato e dimenticato percorso in circa 5 ore e 30 per gli oltre 30 km. E’ stato un vero piacere poter condividere, fatiche, sudore e emozioni con questo fortissimo atleta, che a breve alla voce CHI SIAMO, fornira’ il suo curriculum e le sue passioni. Luca Viene dal mondo dell’atletica, dagli 800 metri, ma e’ talmente polivalente che si e’ gia confrontato con la mezza maratona e con la maratona stessa, con tempi gia’ di tutto riguardo. A Firenze, quest’anno tentera’ di scendere sotto le 2 ore e 50. In questo percorso cosi’ poco adatto alle sue caratteristiche da velocista, si e’ dimostrato da subito all’altezza della situazione, gestendo alla grande un percorso che non si addice minimamente ad uno stradista. Con una forte motivazione, passione per la montagna, ha minimizzato i fastidi provocati da piante urticanti, sentieri sassosi e infidi, imprimendo spesso un ritmo che al sottoscritto mandavano decisamente fuori-giri i battiti.


(Cocoscia e il suo bosco da fiaba)


(sugli strapiombi di arenaria di Pizzo dell’Arco)

Presto in questo post inseriro’ tutti le tabelle del percorso scaricate dall’orologio garmin 310 al polso di Luca, con dati precisi su altimetria, dislivello, velocita’ e battiti del cuore.

Sara’ inserito tra gli atleti scelti da Agisko e Mountain-Fitness e verra’ messo in condizione di potersi allenare con il valido supporto dei Gel AGISKO, in vista degli impegni nella maratona di Venezia e di Firenze.


(all’ingresso del Petrienno)

Alla prossima

Adottati dall’Abruzzo

Add comment agosto 29th, 2010

“Voglio farmi accettare dalla parete, dalla montagna, da questo cosmo che non ha nulla di umano, dominato dal ghiaccio, dalla neve, dalla fredda pietra. Voglio, devo spogliarmi della mia umanita’, della mia razionalita’ ed emotivita’, dei miei sentimenti. Devo diventare roccia neve, ghiaccio. Confondermi con questa natura aspra e terribile, mimetizzarmi fino a trasformarmi in un suo elemento per non turbarne l’equilibrio. Devo dimenticarmi. Solo cosi’ non sbagliero’. Se divento “pietra e ghiaccio” non potro’ farmi male, non potro’ sbagliare. Saro’ invulnerabile. Anche il mio pensiero deve fondersi con cio’ che pensano queste montagne. Guardo indietro, una simbolica porta si sta’ chiudendo dietro di me ed io sto’ entrando in una realta’ separata. L’arrampicata solitaria e’ questo…Il nostro mondo fatto di tanti ragionamenti, di cavilli, di dubbi, di certezze false e vere, di tanta logica, di affetti, di piaceri, di tristezze, lascia il posto all’altra dimensione, al totale abbandono all’azione pura, all’intuito animalesco, all’istinto, alla completa e definitiva compenetrazione tra mente e corpo..”

Questa e’ la nostra guida Giampiero di Federico che si racconta durante la spedizione all’Hidden Peak uno dei 14 ottomila, salito in stile alpino, negli anni 80 e dove a tutt’oggi rimane la piu’ veloce prestazione di sempre su una via nuova a quelle quote e per di piu’ in solitaria . Lo stralcio e’ tratto dal suo intenso e introspettivo libro, RACCONTI DI PIETRA E DI GHIACCIO.

Anche se con qualche giorno di ritardo, di ritorno dalle ferie, pubblico con piacere il bilancio dell’esperienza e della full immersion presso la scuola di roccia di Roccamorice.

Come accennato in precedenti articoli il bisogno di confrontarmi con la verticalita’, con una montagna fatta non solo di sentieri, ha dato credo positivi frutti. Frequentando la montagna in tutte le stagioni con i limiti che seppur impercettibilmente ancora riesco ogni anno ad alzare, anche il mio bagaglio di conoscenze, di pari passo devono crescere. Non per questo che adesso, ma la strada dell’apprendere sara’ ancora lunga, mi concedo rischi inutili, semplicemente spero di muovermi nell’ambiente montano, se dovesse servire, con una maturita’ maggiore.

Ma veniamo ai contenuti del mini-corso che come gia’ scritto si e’ svolto presso la Falesia di Roccamorice con la guida Giampiero di Federico:

Abbiamo in circa 8-9 giornate familiarizzato con:

-1)tecniche di arrampicata in falesia su vie attrezzate in uno delle palestre naturali piu suggestive in Italia sia per il paesaggio e il fascino in cui si trovano sia per il loro numero e difficolta’ (dal quarto all’ottavo grado) Abbiamo appreso materiali, tecniche di salita, assicurazione al primo, assicurazione al secondo, tecnica a moulinette, il tutto grazie a pochi ma efficaci attrezzi quali il grigri, i rinvii e una corda adatta alla falesia da circa 70 metri. La falesia da oltre 30 anni e’ il luogo in cui Giampiero si allena e personalmente con amici ha attrezzato e chiodato a spit oltre 300 vie con tiri anche da 30-35 metri. Ci siamo confrontati con il verticale, il senso del vuoto, la paura di volare, pur non correndo alcun rischio, i muscoli che esplodono per lo sforzo e la tensione di stare appesi con arti e movimenti innaturali che normalmente non si usano. Il bilancio e’ l’aver digerito almeno 15 vie sia da primi che da secondi. In quest’ultimo caso abbiamo chiuso alcuni 6a di notevole difficolta’ come la via Longamanus, Betacam, Il vecio, tetto- e Diedro. Andare da primo espone a rischi maggiori di volo. L’attrezzare la salita la prima volta con rinvii seppur a breve distanza non azzera, anzi, il rischio di un volo che spesso si conclude in un brivido ghiaccio nella schiena e la consapevolezza di emozioni piu’ intense. Sono comunque riuscito a chiudere da primo vie di 5c+ con una buona lucidita’ e un certo stile.

La strada e’ comunque in salita e la voglia di procedere c’e. Vedere da sotto come il grande Giampiero affronta con tranquillita’ ed estrema eleganza passaggi che ci hanno devastato e’ la molla che ci spinge a voler continuare. In montagna quando si arrampica a differenza della corsa, si sale di tecnica non di forza, ma questa si acquisisce sul campo.

-2)grazie alla duttilita’ della falesia e con l’intento di familiarizzare non solo con l’arrampicata sportiva fine a se stessa ma anche con l’alpinismo in montagna e soprattutto in inverno, con sci o ramponi e piccozze,

Ho chiesto alla guida di fornirci le prime nozioni di:

progressione a tiri di corda attrezzando la via con chiodi, nut, friend, cordini, fettucce, per poi una volta salita la cordata nel punto piu’ alto della via allestire una corda doppia e ridiscendere dal pendio. Abbiamo utilizzato nodi, barcaiolo, mezzo barcaiolo, ad otto, a nove, doppio inglese e machard, sicura al primo con tuber, mezzo barcaiolo, recupero del secondo con piastrina, mezzo barcaiolo, calata in doppia con tuber e piastrina.

In montagna su pareti di roccia o neve si sale a tiri di corda. Un primo che attrezza, il secondo che fa sicura. Quando il primo arriva alla sosta e l’attrezza, pensa a recuperare il secondo che salendo recupera il materiale messo.Una volta finita la via che puo’ richiedere anche piu’ tiri, si scende da sentiero se esiste o si attrezza una serie di doppie, spesso causa di incidenti mortali, per tornare con i piedi a terra. Le tecniche di sicura, ancoraggi ecc, tra roccia e neve cambiano di poco. Questo mondo cosi simile in apparenza al precedente in realta’ e’ un abisso distante. Posso dire che chi arrampica in falesia quasi certamente non andra’ in ambiente, mentre un alpinista, spesso si allena in falesia per aumentare la sua sensibilita’ e grado di difficolta’ su pareti serie.

In conclusione io e giulia seppur agli inizi abbiamo formato e consolidato una coppia per divertirci nelle falesie in giro per l’Italia seppur su difficolta medio basse, ma soprattutto abbiamo familiarizzato con le cordate e con la progressione a tiri necessari poi su salite su neve o roccia di un certo impegno o per districarsi da situazioni di potenziale pericolo. Ma soprattutto ci siamo piacevolmente immersi ancora una volta in un magico angolo di Maiella dove non vi nego che nei momenti di riposo dalle ore con la guida, abbiamo calzato le salomon e corso su sentieri spesso dimenticati tra eremi e anfratti spesso inaccessibili come l’alto Orfento che sara’ presto trattato in un mio prossimo articolo.

Da appassionato di libri di letteratura di montagna posso solo consigliarvi la lettura di RACCONTI DI PIETRA E DI GHIACCIO che alla modica spesa di 10 euro + contributo per la spedizione Giampiero sara’ lieto di spedirvelo a casa

Contattatelo tramite

www.montabruzzo.it

oppure

tramite facebook

A presto Fede, Giulia

Un’estate di traguardi

Add comment agosto 13th, 2010


(Michela Spuri)


(Emauele Francella)

Manuele e Michela continuano a inviarci foto, esperienze, vittorie ma soprattutto emozioni in questo impegno estivo che li vedra’ concludere con il Monte Bianco un anno agonistico ricco di soddisfazioni.

Appena posso e con grande piacere pubblico foto e resoconti di questa forte e motivata coppia.

Ricordo a tutti i lettori e appassionati di trail/skyrunning che Manuele e Michela stanno testando i gel agisko ormai da diverse gare. Prossimamente inizieranno a familiarizzare con le Spirubar gia descritte in un precedente articolo. A detta loro questi gel fanno veramente la differenza.

Ecco il resoconto delle ultime esperienze direttamente dalla loro penna:

Ciao Fede, eccoci di ritorno da altre belle esperienze, la prima e’ stata il 4 luglio,la maratona dles dolomites, una competizione su strada di 140 km con un dislivello positivo di 4190 mt, per noi due la prima vera gran fondo. Aggiudicarsi un pettorale a questa manifestazione e’ molto difficile e un privilegio a cui non abbiamo saputo resistere. Lo start e’ stato dato alle 6:30 ed in ordinato silenzio il “serpentone” composto da 10.000 ciclisti e’ partito. Percorrere tutti quei chilometri , al di la del nostro risultato ( io ho chiuso dopo 7:18 h al 562° di categoria; miky in 7:03 h al 21° di categoria) ci ha lasciato dei ricordi indelebili che porteremo sempre con noi.
La seconda sfida e’ stata solo per me, una settimana dopo la maratona mi sono di nuovo fatto coinvolgere in una gara di bicicletta, ma questa volta in MTB. Cosa non da poco la Dolomiti Superbike di 120 km sui sentieri delle valli di Sesto, Dobbiaco e Cortina. Splendida giornata, solo per metà, fino a quando un temporale full optional (grandine, tuoni e fulmini) mi ha accompagnato fino all’arrivo.
Ultima impresa e’ stata la Chaberton Marathon, una sky race valida come prova del mondiale di corsa in montagna (dovevate vedere che montagna!).
Partenza alle 8:00 da Cesana in Piemonte ed arrivo a Mongenevre in Francia. La competizione prevedeva lo scollinamento di tre bei “brecci”: si partiva da Cesana a 1200 mt, in poco meno di 9 Km si arrivava in vetta al monte Chaberton 3150 mt, primo gel agisco e subito dopo piccola discesina di 14 km in una valle a 1600 mt, per poi risalire altre due volte sopra i 2600 mt. Ad ogni salita agisco e’ diventato il nostro mantra!, Il tutto condito da una giornata a dir poco strepitosa, con sole di Agosto e tifo alla Francese.
In definitiva io ho chiuso i 43 km in 7 ore all’ 85° posto ass. e 51° di cat.; Miky in 7:21 al 105° assoluto e 9° di categoria. Non male considerando che dislivelli del genere e terreni così difficoltosi non li conoscevamo. Ti allego le foto e… i soliti auguri di correre lontano;

Manu e miky”

A presto e congratulazioni

L’estate delle ferrate

Add comment luglio 8th, 2010

Mountain-Fitness inizia un percorso di approccio alla verticalita’, prima con le ferrate eseguite nel possibile in stile raid e con un’occhio all’esecuzione precisa ma in velocita’ e in autunno con un corso di arrampicata e di alpinismo base. Partiremo da luglio con l’approccio al sentiero Ventricini al Corno Piccolo e con la ferrata Danesi fin sulla cima della vetta del Gran Sasso.

Per fare cio’ ci siamo muniti chi ancora non l’aveva di imbrago, dissipatore e caschetto.

Presto resoconto del percorso e delle emozioni provate.

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