Alcuni giorni fa’ Filippo Gamba titolare dell’Avalco Travel di Milano mi chiama dicendomi: Ti andrebbe di unirti a luglio, ad un forte gruppo, che tentera’ di salire il Pik Lenin in Kirgyzstan e piu’ precisamente nel Pamir, dal versante nord a quota 7134 metri, per poi scendere integralmente con gli sci?? …Stupito e subito rassegnato per l’impossibilita’ in cosi’ poco tempo di organizzarmi per luglio a quasi un mese di spedizione, ringrazio per la fiducia e rimando Filippo al 2010 quando dovra’ organizzarci il Muztagata. (tecnicamente piu’ facile del Pik Lenin anche se piu’ alta)
L’esperienza in Sardegna che abbiamo portato a termine e’ una delle cose piu’ importanti che mi siano capitate negli ultimi anni.
L’amore per la Sardegna mi e’ iniziato dopo un intenso viaggio di quasi un mese nel 2002 in jeep, quando mi sono esplorato gli angoli piu’ intatti e meno turistici sia della costa est che di quella ovest. Ma e’ nel supramonte che la mia indole di solitario amante del silenzio e di spazi selvaggi e parzialmente ancora inesplorati si era soffermata. Ed e’ stato proprio il Selvaggio Blu, una delle cose che mi ero promesso di regalarmi per rivivere lo spirito di questa isola meravigliosa.
Dovrebbe essere chilometrico il post, per descrivervi cosa abbiamo imparato in questa preziosa settimana, in questo remoto e ancora arcaico fazzoletto di terra all’interno del golfo di Orosei, dove in una zona montuosa e fortemente inaccessibile, un ventennio fa’ qualcuno penso’ di tracciare un ipotetico sentiero lungo costa, intrecciando antichissimi sentieri di pastori che collegavano ovili di capre e maiali selvatici e ormai estinte carbonaie. A tutt’oggi non esistono strade, ad eccezione della statale orientale Sarda, che passa pero’ decine di chilometri piu’ nell’interno e l’unico accesso alle splendide cale che si percorrono nel selvaggio e’ possible solo via mare, quando le condizioni lo permettono. Questi 60 circa km di Selvaggio, sono un percorso che mantenendosi sempre in prossimita’ o vicino al mare, collegano la localita’ di Pedra longa con Cala Gonone. Ma chi decidesse come noi di avventurarsi, si rendera’ subito conto di fare un viaggio a ritroso nel tempo e soprattutto un viaggio fortemente introspettivo.
Il vero spirito del Selvaggio e’ quello di aver vissuto e goduto degli antichissimi sentieri dei “pastori alpinisti del Supramonte“, in luoghi ancora parzialmente esplorati, a due passi da una civilta’ che neanche si rende conto, di potenzialita’ancora esistenti in certi angoli di Italia in fatto di “wilderness”. L’aver veduto panorami ineguagliabili sospesi tra mare, montagna, cielo e essersi misurati con una natura prepotentemente superiore a noi.
Dopo questa doverosa e sicuramente non esaustiva introduzione, Federico, Diego e Giulia, ringraziano personalmente Matteo la nostra guida, per lo splendida settimana trascorsa insieme. Credo che tutto il nostro amore, cresciuto giorno per giorno, per questi affascinanti angoli di Sardegna e per le sue storie umane che si tramandano da generazioni, siano solo merito di chi ci ha con scrupolosa professionalita’ accompagnato giorno e notte. Matteo si e’ rivelato, oltre che un profondo conoscitore dei luoghi che attraversava, luoghi in cui e’ cresciuto, ha studiato e si e’ credo piu’ volte felicemente perso, un attento osservatore della natura che attraversavamo insieme. Un ragazzo sempre pacato e disponibile con un bagaglio di esperienza alpinistica da arrampicatore e nel soccorso alpino, fondamentale in moltissime situazioni. E completano il profilo di Matteo, un ottimo motore “(cilindrata)”-delle sue gambe-polmoni-cuore- capace, assieme al terzetto rimasto affiatato fino all’ultimo, di incredibili performance su terreni cosi’ impervi.
L’abbandono da decenni di quasi tutti gli ovili non raggiungibili in auto, la vegetazione che riconquista gli spazi sottratti negli anni, il totale isolamento che per giorni vivrete, spesso non incontrando come noi nessuno fino a cala luna, sono almeno per me “piacevoli inconvenienti” di questa esperienza. Il Selvaggio Blu e’ un trek veramente impegnativo, sia dal punto di vista tecnico, del fondo, sempre su roccie affilate e sconnesse, dal caldo, dai pesantissimi zaini che scavano e logorano le spalle sbilanciandoti in passaggi esposti, della mancanza d’acqua, ma soprattutto della impossibilita’ di orientarsi. E’ forse questo il fattore che piu’ mi ha colpito in tutta la vacanza. Mi sono, da quando ero bambino, sempre distinto per avere un ottimo senso dell’orientamento. Credo di possedere soprattutto per anni di esperienza sul campo in svariati massicci montuosi, una capacita’ innata nel fiutare il percorso anche senza bussola carta o gps. Ma vi giuro che il vedere Matteo districarsi in decisioni e bivi durante il selvaggio mi ha fatto ricredere. Il supramonte non e’ per tutti, nel selvaggio non si naviga in modo tradizionale. Il percorso lo si annusa, lo si intravede da esili tracce, lo si riconosce leggendo sbiadite impronte su pietre di capre o esseri umani, lo si azzecca, leggendo i colpi di vecchi tagli con macete o roncola, lo si scorge da picchi o dalle falesie che per un attimo ti alzano lo sguardo e si intravede la direttrice di marcia. Ma soprattutto credo bisogna amarlo il Supramonte, un amore viscerale che ti permette di duellarci ad armi pari.
Questo il percorso che Matteo mi ha gentilmente inviato in maniera puntuale e dettagliatissima, con tanto di dati tecnici dei tratti alpinistici.
1ma tappa:
Partenza da Pedra Longa, attraversamento della valle di Fòrrola, dove fino agli anni 60 si coltivava il grano con metodi atichissimi (aratri trainati dai buoi ecc). Successivamente salita verso cuile Us Piggius attraversando la cengia di Giradili, percorsa da un’interessante ed ardita mulattiera di carbonai. Dopo Cuile Us Piggius, insediamento ancora usato, si percorre il bordo della falesia fino a Cuile Combidaboe, sito del primo pernottamento.
2a tappa
Da Cuile Combidaboe ci siamo spostati sulle pendici di Monte Ginnircu; abbiamo raggiunto per tracce di sentiero Cuile sa Enna ‘e S’orgiola (capanna diroccata), poi la zona di Sisìera dove abbiamo sceso il Ghiroe omonimo sul bordo delle falesie. Falchi, terebinto monumentale e panorami su pedra longa e sul golfo di arbatax. Attraversamento di Ghiroe sisìera nel corbezzolaio, poi raggiunto il Bacu Tenadili, dove si entra e si esce passando su due splendide Iscalas ‘e Fustes (singolare: iscala ‘e fuste, =scala ,passaggio, di tronchi). Dalla sin orografica di Tenadili passaggio sull’orlo delle falesie di Capo Monte Santo, fino al raggiungimento di portu porru ‘e campu, chiamato spesso eroneamente Portu pedrosu. Secondo pernottamento.
3a tappa
Da porr ‘e campu raggiungimento di portu cuau. Segue l’attraversamento di 4 fra ghiroes e baccos che incidono la zona di Eltìera, fino ad arrivare al più grande, bacu sonnùli, dove si entra seguendo una lunga cengia armata con tronchi di ginepro. Superato il Bacu si arriva a Cuile Fenos Trainos, dove è ancora visibile la capanna e il recinto delle capre (sa corte). Risalita verso la Serra Salinas dove si raggiunge il Cuile Su Runcu ‘e Su pressu. Sosta pranzo su balcone panoramico a Punta Salinas, discesa sull’udulu del pastore presso il Cuile Salinas, costruito dal sig. Mancosu. Pernottamento alla Cala di Goloritzè.
4a tappa
Risalita lungo il Bacu Goloritzè, poi sul Bacu Boladina Su antiche scale di pastori e passaggi su roccia (IV, recupero con piastrina e mezze corde).
Finita la salita di Bacu Boladina, si sono raggiunti gli ovili di Su Tasaru, poi si è proseguito in direzione N sulla cresta di Serra ‘e Lattone. Pranzo su balcone panoramico sovrastante punta mudaloru. Discesa sull’orlo delle falesie lungo us piggius (le cengie) di Pentrosu, calata di 18m con tecnica di doppia piastrina in serie + machard e raggiungimento delle aie carbonili di Portu mudaloru, all’estuario dell’omonimo Bacu. Spietramento…e pernottamento.
5a tappa.
Risalita del costone di Urele, dove si compie una deviazione sul selvaggio blu per percorrere il nascosto Iscalone ‘e Urele. Raggiungimento della località di Ololbizzi, poi Piddi, presso l’omonimo ovile. Passaggio a Sa Nurca ‘e Piddi, stretto intaglio tra le pareti. Due calate in corda: 22 e 42metri, stessa tecnica descritta precedentemente. Pranzo su carbonaia con vista su Cala Biriola; attravrsamento dei boschi di Biriala, Oronnòro, Plumare. Arrampicata su cengia, su un nuovo passaggio aperto pochi giorni prima (IV), poi su ferrata (III). Doppia di 42m sul bosco grande di plumare (stessa tecnica delle precedenti), poi altra doppia di 20 nei pressi di Cuile Piras. Pernottamento a Cala Sisine.
6a tappa
Da Sisine si percorre il percorso classico per Cala Luna: Ghiroe Longu, dove si raggiunge l’omonimo ovile, poi Ghiroe ‘e Lupiru con passaggio presso s’arcada ‘e Lupiru, celeberrimo arco naturale. Su masongiu, poi Cala Luna, rientro in battello.
Con un lungo lavoro di raccolta e montaggio, ho racchiuso alcune sequenze di questa nostra vita all’aria aperta, sperando spero presto di contagiare anche voi. Ci sono innumerevoli associazioni o agenzie, ma credetemi il vero selvaggio, quello portato a termine da noi, lo conoscono integralmente solo alcune persone. Appoggiandovi a Corrado Conca e alla guida Matteo dell’associazione segnavia avete la certezza di affidarvi a veri esperti del Supramonte. Non ve ne pentirete. Per tutto il resto, arrivare vittoriosi in fondo dipende solo dalla vostre capacita’ e dalla vostra grinta.
(video realizzato da Federico, consigliabile visione a schermo intero)
Altri fatti salienti in questa intensa settimana di fine maggio:
-l’oasi di protezione retrodunale di san teodoro La cinta con l’omonima infinita spiaggia.
-il cantiere forestale di biderrosa con le sue calette di sabbia bianca incontaminata.
-l’aver vissuto intensi momenti nell’ovile di Bertarelli a Golgo con una cena faraonica
-la visione magnifica di su Gorropu dalla tortuosa statale tra Dorgali e Baunei
-l’esperienza in una peschiera di arbatax, prima dell’imbarco, negli stagni dove si producono muggini, ostriche, spigole ecc..
Vorrei concludere facendo dei sinceri complimenti a Giulia, immensa dall’inizio alla fine, a Diego che con un carico ingiustificato dietro la schiena di almeno 23 kg., ha retto il passo non accusando mai in nessun tratto, e infine a Francesca che anche se per poco si e’ dimostarta simpatica, coraggiosa e disponibile nel presentarsi sola, ad una esperienza del genere…
Il Selvaggio Blu attende Mountain Fitness tra il 25 maggio e il 2 giugno. Con l’Associazione Segnavia e il suo responsabile Corrado Conca andremo a cimentarci con la difficile e entusiasmante esperienza in una delle zone piu’ selvagge e spopolate della Sardegna. Il gruppo vede, oltre Fede, Diego e Giulia, una ragazza che si e’ iscritta da sola cercando compagni di viaggio, appoggiandosi all’organizzazione Sarda.
Non vi nego che siamo emozionati perche’ alle prese con una esperienza nuova e diversa dal solito.
E’ possibile aderire al Selvaggio Blu con Mountain-Fitness lasciando la vostra richiesta alla mail del sito.
Simone Moro e Denis Urubko , ieri, lunedi’ 9 febbraio alle ore 14.00 hanno scritto una delle pagine piu’ belle della storia dell’alpinismo di ogni tempo.
(dal blog di simone)
Hanno raggiunto in prima assoluta invernale il Makalu (8462mt.), dopo 30 anni di insuccessi e di tentativi conclusi spesso con immense tragedie umane. Il Makalu una delle piu’ ostiche montagne di 8000 metri della terra, soprannominato il grande nero, e’ famoso per il tempo inclemente e raffiche continue con temperature spesso gelide. Non e’ affatto una montagna da spedizioni commerciali nelle stagioni proprizie. Farlo in inverno con innumerevoli problemi logistici e’ stata una pietra miliare di questo sport.
(dal blog di simone)
Il nostro protagonosta Simone e’ quello che si puo’ definire un vero professionista della montagna. Solo la sua passione nel suo lavoro, il profondo attaccamento con le piu’ alte montagne della terra, un curriculum personale e amicizie che negli anni sono state quelle giuste, gli stanno facendo chiudere delle imprese inumane. Simone e’ Italiano anzi italianissimo, ma la sua determinazione e il suo modo di fare alpinismo lo hanno fin da subito avvicinato alle scuole di alpinismo Polacche e Kazake, le uniche con capacita’ e tenacia nel formare atleti in grado di affrontare un ottomila in inverno. Simone cresciuto tecnicamente e umanamente con alpinisti del calibro di Boukreev prima e Urubko in questa ultima salita, e’ attualmente il piu’ valido esponente di un himalaysmo da puristi, fatto in stile alpino, ma soprattutto un alpinismo ancora di scoperta. Un andare in montagna come si andava una volta ma con tutte le tecnologie di oggi. Rimane comunque un alpinismo da “duri” dove i sacrifici da affrontare sono disarmanti. Mancano ancora nel 2009 in invernale problemi da risolvere, quali la salita del Nanga Parbat, k2, G1, G2 eBroad Peak.
Simone e Denis saranno tra i pochi nel prossimo futuro in grado di scioglere questi enigmi.!!
Un immenso grazie per le emozioni che ci avete fatto vivere in questi giorni sul blog simonemoro.blogspot.com, ma da parte vostra un pensiero va anche al grande Lafaille scomparso alcuni anni fa’ nel tantativo della prima solitaria invernale al Makalu. Il suo spirito che in eterno sta’ vagando tra quei ghiacci vi ha sicuramente reso piu’ umana questa ultima impresa.
Il resoconto del successo di Simone e Denis anche su planetmountain.