Posts filed under 'snowboard/sci alpinismo'
marzo 26th, 2010
Arrivederci al 2011?? credo proprio di si!!

(dopo un’ora a fare traccia..mi mancava solo quello che vedete davanti..!!avreste rinunciato??)


Una sconscolata ritirata dalla distante e inaccessibile parete nord del Priora. Non sono partito convinto, in realta’ non sarei dovuto partire dato lo zero termico che lo davano a 3300 metri e forti venti da sud ovest..ma era piu’ forte di me. Come ben sapevo con obbiettivi cosi’ importanti tutto deve essere perfetto. E invece molte cose non andavano, la neve gia’ molle dalle 8.30 mi ha costretto, da solo, per il lungo avvicinamento alla base della parete nei pressi dell’alta val d’ambro, ad uno sforzo inumano. Vi ricordo che il progredire con ciaspole e tavola in schiena e’ un lavoro che ti svuota di liquidi, energie fisiche e mentali. Quando nei pressi della pescolletta, dopo aver attraversato i ripidi e valangosi pendii del Castel Manardo mi si presenta lontanissima la parete, solcata da barre di erba e disseminata da valanghe a lastroni di fondo in tutti i versanti di salita e discesa, lo sconforto mentale ha preso il sopravvento su quello fisico. Mi bastava vederla, tracciare un’ideale percorso visisvo e l’indomani tentarla piu’ convinto, alle prime luci dell’alba, dopo la nanna presso la capanna di Pintura. Ma con quelle condizioni e da solo, la montagna e’ una roulette russa. Anche per il sabato, addensamenti e cumuli da calore, non mi avrebbero dato la garanzia di una lotta lunga tutto il giorno. Anche per domani lo zero e’ troppo altro. Avrei di nuovo progredito a stento con un peso sulla schiena che mi seppelliva ad ogni passo. E cosi’ ho deciso di non buttare del tutto la gornata e prima di ripiegare verso casa, salgo per la prima volta, l’appagante pendio del pizzo tre vescovi e ridiscendo nella pescolletta, di nuovo poi , nei canali verso la strada del fargno. Con una lunga strada ancora piena di neve ammassata dalle valanghe, ritorno all’unica auto presente nel piazzale.

(l’unica zona dove era possibile scendere e la minaccia di crepe)

(la vetta del giorno quota 2092)
Di solito le grandi sfide non si vincono alla prima esperienza. E’ successo anche altre volte. Non e’ detto che domenica non ci riprovi, ma la sciata dalla vetta, gia’ oggi venerdi, era possibile solo zigzagando tra salti di roccia e fasce di erba. Solo un canale verso est partendo dalla vetta, aveva ancora abbondante neve ma era esposto a lastroni di fondo, cosi’ come tutta la salita, da effettuare sulla sella tra il Berro e la Priora, presentava crepe di fondo, con neve che nelle ore centrali, slittava causa fusione. Inoltre per uscire in alto a tutt’oggi, imponenti cornici , permettevano l’uscita in un solo punto. La verita’ e’ che me la sono un po’ fatta sotto, ma e’ da molto che da solo, non mi misuravo con posti poco frequentati e di una bellezza selvaggia disarmante.
A presto Fede
febbraio 28th, 2010
Sabato 27 febbraio

(parete ovest del Porche)

(itinerario di salita e discesa)
Una giornata difficile da organizzare, causa temperature tardo primaverili i giorni precedenti l’uscita e addirittura piogge fin a quote elevate, con venti da ovest-sud ovest. Non credendo molto che avrebbe meritato un viaggio fin alla Maiella o Gran sasso, dato anche il rischio che si manteneva alto, (grado 3 sui sibillini, 4 in abruzzo) dopo aver analizzato bene il meteo, l’unica giornata valida era il sabato. Lo zero termico infatti rimaneva ad una quota accettabile di 2200 metri circa e il cielo stellato della notte, tra venerdi e sabato, avrebbe indurito il manto permettendo l’indomani una scialpinistica sicura e dalla tarda mattinata una probabile sciata su neve trasformata. Con queste premesse avrei ipotizzato un giro tecnico e lungo con discese fino ad una scala di os-bsa(buoni sciatori -tratti alpinistrici-). E cosi’, un anello doveva partire non sotto i 1400 metri circa, rischiando di non trovare neve ed effetuare un avvicinamento su erba.La scelta e’ andata sulla parete nord e ovest del Porche, entrambe tecniche e lunghe con partenza da Pian Perduto a quota 1300m. Necessaria una stabilita’ del manto e affrontarle quando la neve gelata in superficie inizia a trasformarsi!. Sul percorso pero’ , una neve ventata e ghiacciata in alcuni tratti in maniera notevole, mi faceva pensare ad una pioggia e successiva gelata(verglas) cosa che avrebbe ritardato il metaformismo della tarda mattinata. Ho preferito quindi una volta sulla vetta del Porche, non scendere il severo versante nord per la variante in Vallelunga. In circa 3 ore siamo arrivati in cima ed effettuato 1000 metri circa di dislivello.
Itinerario Salita: Pian perduto, Portella del Vao, Canale di Palazzo Borghese salito sulla spalla adiacente, Palazzo Borghese, Vetta del Porche. Discesa: Dalla cima siamo scesi per 50 metri circa in direzione sud e appena i fiori di neve ventata diminuivano, siamo entrati nella superba e perfetta parete ovest e abbiamo sciato fino al Fosso del Brecciaro ricongiungendoci all’itinerario di salita. Tecnica e difficile per differenti tipi di neve incontrata, la discesa mi ha emozionato enormemente e sembrava non finisse mai.
Con me’ l’amico Stefano e Marco. Non potevamo desiderare altro. Un buon piatto consumato al Capitano con il viso arrossato dal sole di questo fine di febbraio e la speranza che presto ritorni un accenno di vero inverno..altrimenti sono dolori.
Fede
Consigli su tecnica in dicese ripide per lo scialpinismo: www.scialp.it
febbraio 28th, 2010

Non ha senso secondo me in un blog come il mio raccontare imprese titaniche in montagna. E’ semplicemente un mondo che non mi appartiene e che non mi apparterra’ mai, di sicuro in questa vita, ma non vi nego che c’e un po’ di invidia e che quindi chissa’ forse in una prossima…
Ma questa discesa mi ha sempre emozionato. E’ una delle linee piu’ estreme ed irripetute nella storia dello sci e snowboard a livello planetario.
Impossibile non emozionarsi leggendo L’uomo dei ghiacci o la Traccia dell’angelo..Stiamo parlando infatti di due leggende Boiven e Siffredi scomparsi entrambi prematuramente nella loro passione di spingere i limiti troppo avanti.

(nel colatoio centrale del Nant blanc)
Ho scovato tra le notizie di montagna una che merita attenzione.Una notizia a mio avviso stranamente passata inosservata. Una di quelle imprese che fanno commuovere. Il pioniere per chi non lo sapesse e’ stato Boiven, il grande sciatore francese, il primo a salire l’Aguille verte e scendere il pendio estremo del Nant Blanc. Poi uno solo nel 1999 l’ha ripetuto in snowboard con una discesa integrale che ha segnato la storia delle discese estreme in montagna. Marco Siffredi. Siamo nel massiccio del Monte Bianco e nel giugno 2009 due grandissimi Pierre Tardivel(sciatore estremo) e Stephan Brosse(campione di scialpinismo), hanno dopo 10 anni ripetuto l’impresa.
Una follia da professionisti che merita un pensiero. Forse un modo per ricordare due leggende scomparse ma che rimangono vive nel cuore di ognuno.
Date un’occhio al filmato
Immensi
febbraio 15th, 2010
Domenica 14 febbraio; Ammissione al corso sa2 di scialpinismo.

(gli istruttori della scuola “battono” traccia verso il M. delle Rose)


(il nostro gruppo in vetta al M. delle Rose)
La prestigiosa Scuola Sibilla ormai da anni incontrastata realta’ formativa, divulgativa ma soprattutto istituzione di volontariato del Cai , ha in questo mese di febbraio e precisamente giovedi 11, presentato il secondo livello di scialpinismo, presso la sede del Cai di Jesi. Gia’ attiva in corsi di alpinismo e roccia, la scuola e’ considerata l’unica realta’ in zona a chi si voglia avvicinare a questo splendido ma durissimo ambiente. E’ composta da un considerevole numero di volontari tutti in possesso di abilitazioni e percorsi didattici di notevole spessore. Ci sono istruttori nazionali, regionali e aiuto istruttori in grado di seguire quasi personalmente gli allievi. L’entusiasmo e la passione viscerale per la montagna e’ la molla principale a mio avviso che li spinge nel dedicare giornate e serate assieme agli allievi. Una passione che in questo periodo funestato da eventi drammatici in ambiente montano, si dimostra ancora piu attenta e scrupolosa.
E quindi anche io, saltato aime’ il primo livello causa impegni di lavoro, ho chiesto di accedere al secondo previa valutazione . Come alcuni di voi sanno la mia montagna invernale e’ sempre stata snowboardalpinismo. Da 3 anni circa mi sono avvicinato al mondo sci e l’amore e’ cresciuto esponenzialmente. Affidarmi ai ragazzi della scuola Sibilla e’ un doveroso passaggio formativo al fine di migliorare, confrontare e apprendere la giusta tecnica, che nel mio caso e’ quella di un autodidatta.
Dopo la presentazione di giovedi’ sera, Claudio Busco, direttore della scuola, Marco Venturi direttore del corso sa2 e Giampiero Lacche’ responsabile del modulo alpino e esperto del soccorso alpino, hanno dato appuntamento ai 16 allievi presenti, a domenica 14, presso il Pian Perduto di Castelluccio. In sala anche il presidente, il grande Pierfrancesco Renzi, pioniere dello scialpinismo nei Sibillini e a tutt’oggi, attivo praticante. Domenica, in ambiente , avrebbero preso visione del gruppo allievi, sia in salita che discesa, ma soprattutto in una moltitudine di aspetti, quali allenamento, capacita’ di sapersi gestire in ambiente invernale e una certa dimestichezza con materiali.
Sabato 13:Il sottoscritto mai contento e appagato di neve, passa un sabato in compagnia di Diego e del grande Stefano, appena reduce da 2 mesi di Nuova zelanda, a tracciare dalle 8, presso la sommersa localita’ di Frontignano pendii stracolmi di neve polverosa. Non contenti tra discese e risalite con le pelli ci spariamo 1200 metri di salita. E’ una giornata epica!! La localita era piu’ simile ad un piccolo resort canadese piuttosto che ad un’anzianotta location marchigiana. Li’ in quel giorno, dopo aver visionato centinaia di bollettini neve e valanghe si e’ ritrovata la crema del freerider locale. C’erano snowboarder e ski freerider, scialpinisti e telemark. Il tutto con una nebbiolina che si stava dissolvendo e con un sole che inesorabile sarebbe uscito e avrebbe mostrato pendii dipinti da tracce indelebili sulla polvere. Mai vista una concentrazione di esperti sciatori, in molti dotati di arva pala sonda. Le lezioni e le tragedie degli ultimi giorni sembrano sensibilizzare gli appassionati e far breccia nelle coscenze di ognuno… La serata sfila presso il Rifugio Casali di Ussita dove avrei aspettato l’appuntamneto del 14, con gli istruttori, per la selezione.

(un bosco da fiaba)

(i pendii carichi di neve fresca verso la cima)
Domenica 14: 4 gruppi ognuno con 4-5 allievi, istruttori e aiuto istruttori. Anello semplice, modificato causa rischio valaghe dato (3) in aumento. E cosi l’unica zona possibile e adatta ad un’ammissione, erano i pendii gia da me conosciuti a fondo, del Lieto e delle Rose. Una giornata intensa, con le gambe un po’ doloranti dall’impegno del giorno precedente che mi ha fatto conoscere veri appassionati e istruttori, veramente preparati, ma soprattutto simpatici.

(salendo dai prati di Santa Lucia)


Verdetto finale: Sono stato accettato al corso….salvo ripensamenti…… Adesso sta’ a me decidere se intraprendere questo lungo e piacevole percorso che in 3 mesi mi rilascera’ un’attestato.
Leggette tutti i programmi della scuola sibilla: www.scuolasibilla.it
A presto Fede
febbraio 7th, 2010
sabato 6 febbraio

(lo spot di frontignano dalla web di meteoappennino, curve da sogno in lontananza)

location, impianti a fune di frontignano di ussita
Spesso si leggono report di epiche sciate in neve fresca, in resort del nord italia, in Francia o in Austria.C’e chi si organizza e parte per il nord, per destinazioni ambite ma scomode, anche se per un semplice week end, chi desiste e rimane nel letto causa tempo in peggioramneto con nevicate previste e tempo bruttissimo. C’e invece chi consultando piu’ siti e confrontando un po’ di bollettini, decide di credere negli angoli di freeride che localita’ come i Sibillini in particolari giornate regalano.
E cosi’ e’ stato. Erano almeno 2 anni che non beccavo una coincidenza di polvere e nevicate in assenza di vento tanto da scaricare nei boschetti in basso, mezzo metro di fresca. In alto sopra i 1800 metri, l’esperienza di montagna causa visibilita’ ridotta e il rischio valanghe marcato, giocava un ruolo decisivo.
Un susseguirsi di Val di bove, boschetti, canali sotto il bicco e piste non perfettamente battute mi hanno regalato emozioni di polvere con i miei nuovi seven summits che da tempo non provavo in queste zone.
Mi ci vorra’ un bel po’ per tornare con i piedi per terra.

Un giorno di paradiso bianco, goduto fino all’ultimo cristallo. Per una volta evitero’ la modestia, in freeride con gli sci vado come un treno, almeno con una neve del genere.
Giudizio sci dopo 3 uscite: ottimo il galleggiamento in fresca o su nevi ventate cosi’ come la reattivita’ in pista e la conduzione, uno sci versatile adatto a soddisfare egregiamente le molteplici situazioni che si incontrano in un’uscita. Da quello che ho sentito da esperti sciatori un po’ troppo morbido se paragonato all’ultimo muztagata superlight, ma anche il prezzo non e’ proprio identico….
Giudizio giornata: per i piu’ e’ stata fredda, nebbiosa e nevosa, per me semplicemente epica!!
non mi credete sulle potenzialita’ del nostro angolo di freeride…?? date un’occhio al sito dei ragazzi di powdermob
alla prossima fede
gennaio 21st, 2010
Gressoney La trinite, Valle d’Aosta


(affacciandosi dalla nostra dimora…)
Con un misero inverno che ci sta’ lasciando a corto di materia prima, la necessita’ di puntare lo sguardo verso nord ormai e’ realta’.

(lo snow leopard di Dynafit osserva Champoluc)

(il vallone della Salza)
Diego e Fede alle 2 di notte di sabato mattina, partono per il comprensorio del monterosaski. La valle d’aosta regno dei quattromila e’ solcata da valli stupende e stracolme di neve fresca. La nostra scelta va’ sul comprensorio piu’ adatto al fuoripista essendo collegato con Alagna Valsesia e Champoluc. Tra villaggi di alta montagna, case walser intatte e una vastita’ di discese e attivita’ montane infinite,la valle di gressoney e’ la mecca per ogni frerider e scialpinista.(Nel 2010 da qui ritenteremo la salita al Rosa) La nuovissima funivia che dai salati a 2900 arriva ad Indren a 3300 metri e’ l’unico esempio in Italia per venire incontro ai bisogni degli amanti della neve fresca. Alla funivia infatti accede solo chi in possesso di arva pala e sonda, proprio perche una volta scesi troverete davanti a voi solo territori selvaggi e non battuti di alta montagna. I valloni di Mos, Salza, il col d’olen, la Balma, la discesa dal Lys o dalla vetta del Rosa, La punta vittoria o la Malfatta, sono nomi leggendari per un elite di atleti di montagna. Mi raccomando, pero solo in compagnia di guide alpine.

(Con un sole che scalda l’aria fino a 3 gradi la tshirt mountain e’ d’obbligo)

(da questo punto inizia il paradiso)
E cosi’ dopo una nottata passata in macchina io e Diego alle 7.30 arriviamo al parcheggio impianti di Staffal.Cielo sereno. 85cm di fresca temperatura -9. Tutta la giornata e’ passata a testare i miei nuovi Dynafit seven summits in un comprensorio da favola. La discesa per il Col d’olen fino ad Alagna paese rimarra’ nella storia. Una meraviglia di discesa in ambiente di alta montagna dove in alto viene spesso lasciato non battuto. E’ il freeride paradise una perla delle alpi. I nuovi sci sono a primo impatto difficili e nervosi. Abituato a sci morbidi e non sciancrati, classici e leggeri, sono passato a leoni ruggenti che mordono la neve incollandoti come in un binario ma conservano in fuoripista un galleggiamento impressionante. uno sci polivalente di un livello superiore che abbinato allo scarpone 4 ganci dynafit regala emozioni indescrivibili. Il pomeriggio abbandonata l’idea di un tour con guida il giorno seguente, ci sistemiamo nella nostra dimora walser presso la famiglia Radelnascht. Una casa walser autentica tutta per noi restaurata secondo i crismi dell’architettura walser e inserita accanto ai padroni di casa in un contesto invernale candido e freddo. La dimora radelnascht si trova a Staffal a 1800 metri ed e’ un autentico gioiellino da provare se siete in 2 massimo 3 persone. Nanna presto dopo una abbondante cena a base knorr all’interno della taverna… Niente televisione ovvio, ma qualcuno sentiva la mancanza??

(diego al rifugio paradisia, champoluc)

(le simpatiche zampe di camoscio come appendiabito)
Dopo una colazione faraonica, che da sola merita il viaggio, all’interno della sala camino dell’abitazione, Domenica abbiamo deciso di allenarci lungo le splendide e difficili piste con le pelli di foca e i nuovi sci. La salita mi ha evidenziato un attacco eagle Diamir sconvolgente. Fulcro di camminata piu’ arretrato, peso non eccessivo e sicurezza da attacco da sci classico, ne fanno un prodotto mostruoso. Lo sci leggero e sciancarto il giusto, si dimostra performante anche in salita e non teme traversi con neve dura.Salita da Stafal ai Salati i 2 ore e 30 minuti. Siamo lungo la pista Moos (nera) con pendenze da brivido. Sole e vento ma le gambe giravano bene. Da sotto indren a quasi 3000 un panorama mozzafiato verso i ghiacciai del lys, sopra le nuvole di Alagna e con la mole del Cervino in lontananza. Giornata conclusa con un pomeridiano sulle piste e con la certezza di tornare piu’ volte in uno dei comprensori piu’ “cool” che abbia mai frequentato.

(il giorno termina ma i sogni continuano…)
Vi consiglio se vi prendesse la febbre del Rosa di leggere:
Polvere rosa
All’attacco Fede, Diego
Next Posts
Previous Posts