Questo fine settimana Mountain-fitness si trasferira’ di nuovo nell’Ascolano e precisamente nel borgo di Meschia famoso per il boulder, per concludere la mappatura di sentieri per il trail del 21 novembre e per il percorso Fast Trek del 25 ottobre. Dato il repentino cambiamento del tempo dopo il sopralluogo vi comunichero’ eventuali variazioni al regolamento e alla lista materiale nonche’ se lo riterro’ opportuno anche al percorso.
(Fede tenta di schivare l’acqua nel Petrienno)
***mi preme ricordare che questa piu’ delle altre uscite e’ adatta a chi gia’ in buona condizione fisica, apprezza un pizzico d’avventura, si sa’ mettere in gioco con una montagna fatta di sentieri “sporchi”, viscidi e fangosi ma che sapranno a chi lo vorra’ regalare grandi emozioni.***
Ricordo a tutti quelli gia iscritti o a quelli che lo faranno, di rispettare le condizioni del regolamento in fatto di preparazione individuale, abbigliamento, scadenze per le adesioni e di farmi sapere, chi vorra’ unirsi anche alla merenda/pranzo finale.
Voglio inoltre con orgoglio informare gli interessati di micologia e non, che Massimo Panchetti in qualita’ di Micologo terra’ per la prima assoluta per il comune di Falconara M una due giorni dedicata alla conoscenza dei funghi, presso il mercato coperto.
In un immaginario archivio della mia mente, riservavo da anni la voglia e il desiderio di scoprire e perlustrare le alte e perlopiu’ sconosciute valli occitane che dal Piemonte, spesso, ma non sempre, sconfinano in Francia. E’ una montagna a tutti gli effetti, che si scopre partendo da valli verdissime e scarsamente popolate e via via salendo di quota, i paesaggi cambiano regalando scorci di rara bellezza. Non avevo idea di cosa trovare e di dove andare, avendo alcuni giorni (troppo pochi) e dovendo scegliere una delle tante a disposizione. Alla fine la decisione e’ stata azzeccata….
Che cosa ho trovato di valido in Val Maira e piu’ in generale nelle montagne piementosi:
-Un attaccamento viscerale alle tradizioni, dove i borghi sono intatti e conservano capolavori di architettura montana tanto da essere definita la “Valle museo”.
-Una pressoche’ assenza di turismo di massa, introvabile in altre realta’ in questo periodo, vedi Alto Adige o Valle d’aosta. Questo e’ dovuto secondo me ad un duplice motivo: l’assenza di impianti di risalita che comunque attira come un volano turisti in inverno ma anche in estate e la notevole scarsita’ di strutture ricettive. Queste valli sono un paradiso degli amanti del silenzio e dei grandi spazi. Lo sci da fondo e il biathlon e piu’ in alto lo sci alpinismo sono in inverno i soli modi per salire in quota. Le poche strutture presenti, di notevole fascino e radicamento territoriale, spesso in strutture di pietra legno e ardesia, sono prenotate e non e’ facile trovare neanche per la cena… I campeggi, spartani di montagna senza fronzoli, sono sempre a buon mercato e praticamente deserti. La possibilita’ infinita di alpeggi, ruscelli di acqua purissima invitano anche se non si dovrebbe ad una sosta di campeggio libero.
-tutte le vallate occitane sono collegate da passi di alta montagna e di ex strade militari che si spingono fino a quote introvabili in altre gruppi. Sono le famose strade dei Cannoni che per centinaia di chilometri ti permettono di vagare per giorni fin oltre i 3000 metri. E’ proprio questa la meraviglia. Un territorio adatto alla mountain bike (tanto da essere definita il “mountain-bike paradise“) che attira un turismo di biker, inoltre una fittissima rete di sentieri e ferrate che tra valli deserte e sconosciute permettono uno skyrunning per eletti.
- una gastronomia semplice, genuina, frutto di un amore per il territorio, una sapiente lavorazione casearia e una scelta di materie prime eccellenti, quasi tutte bio.
- e infine l’aver scoperto, due borghi di montagna, che sembrano usciti dai fumetti di heidi. Marmora e Elva autentici capolavori storici perfettamente conservati e gelosamente custoditi sia dalla natura (accesso difficile tramite valloni definiti orridi) e da famiglie che se li tramandano da secoli. Grappoli di case chiamate grange(baite) sparse in un territorio vastissimo attorno ad un borgo centrale. Affreschi, chiesette, ecc.. fanno di Marmora ed Elva due mete da inserire a mio avviso tra patrimoni dell’Unesco!
Vi lascio ad alcune foto, ma per i profumi e i colori originali e’ necessario un viaggio, non ve ne pentirete
Noi la Val Maira l’abbiamo in appena 4 giorni vissuta intensamente, come e’ consuetudine mountain-fitness, abbiamo effettuato 2 anelli splendidi, ore e ore di bici percorse a salire faticosamente passi ad oltre 2500 metri spesso con bici in spalla e poi tuffarsi in infinite discese tra laghi blu cobalto e nevai tardo estivi. L’abbiamo vista dall’alto in uno splendido fast trek, fin sotto la guglia di Chambeyron a quota 3400, gia’ in territorio francese in un paesaggio di alta montagna veramente superbo. Ma non ci e’ bastata
Parco Nazionale Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna
(Il cuore del Casentino, La Lama isolata e selvaggia, si raggiunge solo, dopo ore di bici)
La Lama, L’eremo di Camaldoli, Sasso Fratino cosi’ come altri luoghi attraversati in questa uscita sono densi di fascino. Vi supplico, se andate, di attraversarli in religioso silenzio e in contemplazione di foreste, tra le piu’ belle, integre ed estese d’Europa.
Fiastra e Monte Prata, due superbi anelli su due ruote.
Due mete vicine a noi, due luoghi dove intrecciare sentieri e unire sterrati per chilometri e chilometri. Due localita’ entrambe nei Sibillini votate per un turismo naturale e tranquillo, dove non esiste ressa anche in pieno agosto ma soprattutto dove fare sport e’ possibile grazie ad una temperatura mai torrida.
(Fede sale da Fiastra verso Monastero)
(dai Piani di Ragnolo a Pintura, un oceano di prati)
Sabato 1 agosto anello di 50 km circa da Fiastra a Monastero, poi Pintura, Fargno, Monte Rotondo, Rio Sacro. Durissimo e spendido percorso poco adatto alla bici nella prima parte, a causa di ripide salite su terreno smosso e pericolosi tratti in discesa. Poi pratoni magnifici a 1500 metri fino ai 2000, in prossimita’ del Rotondo. Giudizio: Magnifico ma per esperti
Domenica 2 agosto in compagnia dell’amico Loris che mi ha raggiunto per l’uscita, altro durissimo e favoloso anello di 55 km nella prima parte in luoghi poco battuti. Selvaggio e tecnico il vallone di Varogna e una volta usciti, una lunghissima cavalcata fino a Forche Canapine. Molta bici in spalla su ghiaioni all’inizio ma poi splendida galoppata su immensi e ventosi pratoni fino ai 1900 del monte delle Rose. ritorno per Castelluccio, birra dal Guerrin Meschino e poi di nuovo in picchiata fino al Camping Monte Prata luogo magico e tranquillo dove in tenda abbiamo trascorso quest’ultimo piacevole week. Giudizio: da evitare con la bici la Valle Varogna.Troppo ripida e sassosa e in parte chiusa da vegetazione. Il resto stupendo ma solo per chi gia’ allenato.
(l’amico Loris in un tratto verso il Monte delle Rose)
…a dimenticavo, conoscete un posto dove, incastonato tra splendide montagne, si puo’ fare un bagno in un acqua gelida, turchese e potabile, con pochissima gente, senza pagare parcheggi e senza inciampare in sdraie, lettini, ombrelloni??
io si!
All’attacco , Fede
(Il lago di Fiastra quota 700 metri, acqua cristallina e potabile)
Sabato 25 e domanica 26 luglio ci siamo potuti regalare una due giorni intensa, al riparo dal caldo infernale della città , libera dalla schematicità del quotidiano, naturale, o come direbbero i francesi “en plain air”, nel “piccolo tibet di casa nostra†ossia la Piana di Campo Imperatore.
Il sabato una volta giunti al rifugio Fonte Vetica, difeso a nord dall’imponente monte Camicia, dove avremo passato la notte in stile camping, ci siamo inoltrati nella natura di un luogo caratteristico, più noto all’uomo preistorico che a quello moderno: il nascosto Piano di Voltigno. Il tranquillo itinerario si è rivelato una sorpresa per gli occhi… abbiamo attraversato in breve tragitto una moltitudine di spazi: sentieri all’ombra di faggete e pinete con un fondo umido e ricoperto da foglie e rami spazzati, sterrati, radure fiorite, campi in cui le rocce si alternavano come in un mosaico alla selvaggia vegetazione,… e quindi eccoci giunti alla sterminata prateria di Voltigno, punteggiata da doline che accolgono laghetti dove mucche al pascolo vanno a dissetarsi, e percorsa da ruscelli incassati che finiscono in inghiottitoi.
Terminato l’anello, il pomeriggio si è concluso all’insegna del relax,senza pansieri, distesi a riposare e leggere sull’erba e con il progumo degli arrosticini che dalle 2 famose ed uniche macellerie sulla piana allietava il nostro olfatto (ovvio dire che la sosta enogastronomica era obbligata).
Domenica sveglia alle 5.30 con un aria radicalmente più frizzante…, i gradi si sono abbassati di molto e dato il vestiario leggero per affrontare la montagna in rapidità , decidiamo di aspettare un’oretta prima di partire, in modo tale che la luce ancora nascosta dietro il Gran Sasso si alzi e possa scaldare il territorio.
Finalmente alle 7:30 partiamo per un giro che si dimostrerà il piu duro delle uscite svolte find’ora ma così altrettanto meraviglioso: lo definerei il giro della proporzionalità diretta, la maggior asprezza e intransigenza di tali passaggi stanno ad una maggiore motivazione e chiarezza del proprio corpo, così come lo sfibrante e faticoso gesto dopo parecchie ore del proprio andare stanno ad sensazioni appaganti, ad impulsi positivi, al pathos.
(un amico insolito, un camoscio sui ripidi ghiaioni del Cefalone)
Prima vetta della giornata il monte Brancastello a quota 2385m , lo raggiungiamo direttamente attraversando prima l’altopiano poi risalendo per la ripida bastionata con un dislivello iniziale di 800m. Si continua percorrendo la cresta lunga ben 4 km fino a Vado di Corno (1924m), che si snoda in bilico tra due versanti profondamente diversi: vasto chiaro e solcato da bianchi fiumi di ghiaia quello che ci ritroviamo alla nostra sinistra di Campo Imperatore, mentre a destra l’acclive, tormentato, con boschi scuri, versante teramano. Di nuovo in salita fino al monte Aquila, formidabile balcone all’ attiguo paretone, e veloci ci ritoviamo al campo dei Pericoli dove tra una miriade di sentieri intraprendiamo quello che accostando il rifugio Garibaldi (2231m) prosegue per un piccolo tratto nella val Maone sino ad un bivio da cui tra pietrame e massi erratici raggiungiamo la Portella.
Aggiriamo quest’ultima e attraverso una arduo percorso tagliamo tutto un versante che ci conduce alla sella del Cefalone. Sono gia trascorse ben 4 ore di duro trail, e la parte finale del giro,visibile innanzi a noi, sembra ancora così immensa… ma a darci forza strappandoci un sorriso è la compagnia di un camoscio che in lontanza accorto del rumore dei nostri passi ci osserva senza scappare.
Dalla sella per la cresta nord conquistiamo anche il pizzo Cefalone con un ultimo buon dislivello di 500m, dopo esserci fatti strada per un sistema di cenge ghiaiose esposte per poi elevarci da un canale roccioso con passaggi di 1 grado. Superato questo tratto la croce di vetta a 2533m era ormai li a pochi metri di distanza.
Il vento si fa più insistente quindi senza troppe pause, sprint finale completamente in discesa. Zigzagando tra i tornanti ci riportiamo alla Portella e quindi avanziamo per un sentiero ghiaioso che accarezza tutto il versante meridionale avvicinandoci al rifugio Duca degli Abruzzi. Da qui si abbandonerà il terreno montano chiudendo l’anello con circa 4 km di asfalto. In 7 ore eccoci di nuovo alla Passat Volskwagen stremati dallo sforzo fisico e soddisfatti per l’opera compiuta.
Itinerario effettuato:
Piana di Campo imperatore localita’ sant’Egidio, Vado Pieverano, Monte brancastello, Vado di Corno, Monte Aquila, sella, Rifugio Garibaldi, Sella dei Grilli, Pizzo Cefalone, Passo della Portella, Albergo Campo imperatore. Gli ultimi 5 km circa su asfalto fino all’auto.
Causa tempo non stabile e vento da nord decisamente freddo, abbiamo rinunciato a salire anche il Corno Grande per la direttissima. Itinerario molto tecnico e impegnativo di alta montagna poco adatto alla corsa, di circa 35 km e 2400 metri di dilivello. Le quote quasi sempre superiori ai 2000 metri lo collocano tra gli itinerari piu in altura tra quelli di questa stagione.