Piu’ che voglia di neve che non credo mi passi prima di giugno, la voglia matta questo week, era di gustare nel regno dall’amatrciana, per l’appunto ad Amatrice, degli squisiti bucatini in bianco.Gia rimasti folgorati alcuni mesi fa’, quando in un’assolata domenica di agosto, dopo aver completato gli anelli di ortanza e malopasso alla Laga, ci siamo ingurgitati, almeno 1kg in tre, di bucatini rossi e bianchi, presso l’Hotel Roma di Amatrice..Unico neo di quell’esperienza, la difficolta’ con 38 gradi di digerire un piatto non proprio leggerissimo.
Ingredienti per la mitica e originale amatriciana in bianco:
I monti della Laga da cornice
Il paesino di Amatrice
Lo storico Hotel Roma, luogo dove sembra sia nata la ricetta
Bucatini trafilati a bronzo
Pecorino romano abbondantissimo
Pepe
olio extravergine
guanciale locale abbrustolito
Aggiungo: un robusto stomaco per oltrepassare i 200 grammi di porzione
Ma se l’enogastronomia e’ un ingrediente principe di ogni uscita, il piatto forte e’ stato il Pizzo di Sevo da Macchie Piane che con il suo cono perfetto da quell’angolazione risulta una meta sempre ambita e abbastanza isolata.
(sulla cresta del Bove Sud)
(la lunga salita verso il Sevo )
Sintesi della 2 giorni:
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Sabato 13 marzo: anello di Monte Bove e discesa prima nella est, poi nella val di bove. Imboccata la Valle del tenna e risalita per il passo cattivo e di nuovo al Bove Sud. Complesso itinerario che in condizioni di neve asssestata e’ decisamente piacevole. Con nebbia, cornici, e croste da rigelo non portanti si e’ rivelato un’uscita impegnativa e stancante. Sciare con una crosta parzialmente non portante e’ difficilissimo!!!!!Un tempo minaccioso che si richiudeva il pomeriggio ci ha costretti ad accelerare il ritmo in modo da ritrovarci all’auto prima di un cambio piu’ deciso. Nel complesso macinati 1100 metri e una sciata soddisfacente seppur non facile. Trasferimento passando dalla Piana Grande, e da Forche Canapine, il pomeriggio, ad Amatrice dove l’indomani avremmo salito con tempo stabile il Pizzo di Sevo a oltre 2400 metri nel cuore della Laga
(..cartolina da sommati, brindisi e ammirazione da fondovalle.)
Domenica 14 marzo: A marzo del 2009 il Sevo ci ha respinto dall’ essere salito integralmente con gli sci causa assenza di rampant.. quest’anno con una neve ancor piu’ ventata e gelata siamo riusciti a spingerci con gli sci fino alla croce sommitale, come al solito sommersa da galaverna e neve sparata dal vento. In appena 2 ore e 30 prarticamente soli in tutto il percorso ci affacciamo in uno dei balconi piu’ belli di tutto l’appennino. Intorno a noi il massiccio dei Sibillini , il Terminillo, Il gran sasso, e una lontana Maiella. Lo spessore della neve non abbondante come la precedente salita ci ha comunque permesso di sciare dai 1250 metri ai 2440 senza mai togliere gli sci. Gambe che giravano alla perfezione e una tecnica di sciata in miglioramento nonostante la difficolta’ anche per la domenica di una neve poco divertente(ghiacciata e ventata in alto, con crosta in basso).
Un binomio Sevo, bucatini che credo si ripetera’ come una cerimonia anche per i prossimi anni.
Superba Laga, solitaria e possente come al solito.
—Ci scusiamo con una tecnica di sciata sia in salita e discesa non proprio da manuale..,ma soprattutto con ll pittoresco e inconfondibile timbro di voce nasale di Diego..(hai mai pensato ad una visita dall’otorino??)
ps: se vi capita di imbattervi presso la Fattoria di Sommati, arrivate a digiuno almeno da 1 settimana, altrimenti oltre all’antipasto non riuscite ad andare!
Non capita spesso di trovarmi gia alle 8 di un normalissimo giovedi’ mattina a fare i conti con una strada montana innevata e con una bufera di neve in atto. Ma quando uno e’ in ferie le cose cambiano! Affiacciato dalla finestra di casa, sento pioggia, freddo e di partire solo non ne ho tantissima voglia. Ma la borsa gia pronta e le pelli gia sugli sci, mi fanno desistere. In men che non si dica alle 9 mi trovo a salire sci ai piedi le ancora deserte e vuote piste di frontignano, luogo ideale per sfuggire e trovare un angolo di polvere vicino a casa. 5 auto nel parcheggio, impianti ancora chiusi. Salgo praticamente solo sotto una fitta nevicata tutto il canalone fin all’arrivo degli impianti a quota 2000. Forzo come un matto e in 50 minuti sono su. Sudato da morire mi infilo il windstopper e scendo dai ripidi pendii del Cornaccione sospeso in un mare di polvere tutta da tracciare. Scarsa visibilita’ mi fanno pennellare le curve a ritmo tranquillo fin dentro il bosco dove con sorpresa trovo gli impianti appena aperti. Sfruttando la seggiovia mi faccio 3 o 4 discese con gli impianti tracciando e sciando tutto il possibile. Ma capite bene che con solo 7 persone la localita’ era deserta. Mai vista una cosa simile. Per un attimo terminate una serie di curve a forte andatura mi volto e mi ritrovo nel canalone praticamente solo. Questa e’ la montagna che mi piace. Con un’ultima discesa volo fino al parcheggio del Felicita da dove dopo un riposo meritato mi cambio e si riparte con le pelli ai piedi per altri 650 metri di dislivello. Anche le 7 persone presenti se ne ritornano a casa e cosi’ tutta la salita la porto a termine completamente solo con una pista e gli impianti aperti solo per me. Assurdo e inquietante lo scorrere delle seggiovie e il tintinnio del metallo ma nessuno intorno. Irreale quasi da shining..Alle 15 provato e intriso di umidita’ e sudore fino al collo mi concedo un panino al ciauscolo, 1 quartino di rosso e un punch al cioccolato. Quando di ritorno mi infilo nel caos e nel traffico di chi torna dal lavoro mi sento un po’ in colpa, un po’ fortunato. …ma le ferie non sono sindacabili …sbaglio ??
(il magico cucchiaio di rava cupa, l’ambito traguardo della due giorni)
Sabato 6 e domenica 7 marzo
E di nuovo mi trovo a raccontare la nostra vita passata a cercare di appagare la grande fame di neve, montagna e scialpinismo. Piu’ che trascorrono gli anni piu’ che mi rendo conto di essere in bilico tra un privilegiato e un emarginato. Quello che proviamo e viviamo infatti e’ difficilmente raccontabile e condivisibile con persone adatte a vivere una quotidianita’. Mi capisce solo chi, come noi, dedica la propria vita, all’amore per la montagna, la natura, in tutte le stagioni. Ma qui’ andiamo oltre. Ad uno sguardo superficiale e poco attento, la stragrande maggioranza di chi, mi chiede tornando alla routine, cosa ho fatto nel week, si limita a dare consigli su prudenza, su quanto sole ho preso nel viso e su come anche questa volta l’ho sfangata da una morte certa per valanghe…ma c’e anche chi, leggendo il luccicare dei miei occhi per almeno buona parte della settimana, capisce che tipo di esperienza onirica ho appena trascorso. Be’ a questi ultimi dedico sicuramente attenzione ed esperienza, a tutti gli altri appena un accenno di sorriso.
(Diego sale la spalla nord del Pescofalcone)
Quando vuoi fortemente una cosa di solito si realizza. Nello scialpinismo le variabili e le incognite sono innumerevoli ma anche questa volta gli incastri del puzzle hanno collimato alla perfezione. E cosi’, dopo un’ondata di neve che andava a ricoprire e a riprendere gli spazi, sottratti dall’erba, causa un tempo piu’ simile ad inizio estate, la decisione di fuggire mentalmente e fisicamente nel regno maiella era forte. La scelta itinerario, sarebbe ricaduta su itinerari ms o bs possibilmente non incassati nelle famose rave. Mi rimaneva l’ormai conosciuto Rapina, ma la tentazione di continuare verso il Pescofalcone e scendere nella depressione della rava cupa era un sogno. Tutto si realizza basta volerlo fermamente e avere le necessrie carte in regola…e cosi’ e’ stato;
Ingredienti di questa 2 giorni:
La mia cara immensa, protettrice, stupenda Maiella. Un’attesa e sperata ondata di freddo , abbondanti nevicate, un compagno allenato e tenace che stringe spesso i denti ma che non deve mai abbassare la guardia anzi crescere continuamente di livello, una casa in pietra, un borgo dimenticato, un caseificio delle meraviglie, un allenamento mostruoso, una discesa su polvere dai 2600 metri che rimane nei nostri geni anche per le future generazioni.. e..poi vesciche, stanchezza, freddo pungente, alzatacce all’alba, una nebbia da panico che e’ riuscita a spaventarmi, un sole che cuoce il viso, una neve che si trasforma, un vento che sferza gli zigomi e cancella problemi e pensieri, un abruzzo meraviglioso, una due giorni che non scambieresti con nient’altro al mondo.. neanche con il piu’ piacevole dei sogni.
In sintesi gli itinerari:
sabato: salita dal borgo di san nicolao a quota 700 circa con neve che ricopre anche l’asfalto e un’aria pungente a -7, fino alla vetta del rapina a 2027 metri. Fede batte traccia per quasi tutta la salita con Diego che quando puo’ si fa forza e gli da’ il cambio. Un lavoro inumano con neve di 50 cm da aprire dalla base alla vetta. Tempo di salita 2 ore e 30. Discesa stesso itinerario esposto a nord e ovest. Il pomeriggio l’abbiamo trascorso a scrutare con binocolo altri superbi canali nel versante ovest ancora non in condizione date le abbondanti nevicate. In serata nello stanzone della nostra dimora a Roccacaramanico, cena e poi a nanna. Tutto tace uno dei borghi piu’ belli d’Italia, ci accoglie con la sua aria gelida e la pace eterna.
Domenica. Nonostante gia’ sul posto, complice un cambiamento del tempo previsto e temuto, sapendo di quanto instabile il tempo in quelle montagne, a quelle quote, decido di alzarmi prestissimo e di affrontare lo scoglio pescofalcone gia alle 7. Dopo un cielo stellato, la temperatura si fermava a -10. Cielo terso, leggere velature in lontananza. Calma di vento. Il mio fiuto mi indicava che avevo tempo fino alle 11, poi si sarebbe guastato. E vi giuro non era quello che volevo. La salita lunga e interminabile e’ poco tecnica ma estenuante. La traccia del giorno prima, causa vento, si e’ ricoperta, cosi’ il sottoscritto, quasi interamente si prodiga per tenere alto il ritmo e correre avanti al cambiamento del tempo. E cosi’ arrivo al Rapina in appena 1 ora e 50 minuti, gia’ salito il sabato e mi affaccio su quello che ancora mi attende. Una spalla lunghissima e in tremenda salita, si impenna verso sud lunga e inesorabile. Il sole scalda il viso e fare traccia diventa veramente un inferno. Una sensazione tra piacere e nausea, tra delirio e inferno, tra vittoria e abbandono, mi assale ogni qual volta guardo verso l’alto e ogni qual volta penso e osservo al tempo che lentamente sta’ cambiando. Nebbie che riempono le valli, il Morrone gia’ coperto, dal basso un mare di nuvole accenna ad un brutto presagio. …Salite o voi solitari atleti…. che poi dal ritono del paradiso vi attende l’inferno…E cosi’ dopo 3 ore di andaturna folle, Fede poggia gli sci in vetta al Pescofalcone a 2600 metri circa. Ci attende una memorabile discesa nel cucchiaio, tutto per noi , con 1 metro di fresca e cristalli scintillanti al sole; Entriamo prima nel limbo sospesi tra nuvole, neve, polvere e cespugli di pino mugo poi nell’inferno dantesco vero e proprio. La base del canale a quota 1900 era gia avvolto da una nebbia ovattata e mortale. Nulla si distingueva, neanche il mio amico a 1 metro da me. Per la prima volta seriamente non avendo punti gps ne’ azimut ho temuto di non farcela. Un white out piu’ completo mi impediva di scorgere le tracce di salita. Vagavo alla ricerca della discesa da 20 minuti, sospeso in un plateau tutto uguale. Poi mi sale un briviso quando per ben 2 volte ripercorro le mie orme. Stavo girando in circolo. Solamente il mio senso della montagna, l’istinto da orso (tra’ l’altro presente in quelle rave) hanno evitato conseguenze non facilmente risolvibili. Tutto viene in mente in quelle situazioni. Ripassi le tecniche di bivacco d’emergenza, i numeri da chiamare, ma poi contando i viveri che scarseggiano e il termos praticamente vuoto pensi bene che tornare all’auto sia una impellente necessita’. Calzati gli sci, trovate le flebili tracce sulla neve, Fede e Diego scendono sospesi nel tempo verso l’auto, fermamente convinti di quante emozioni si possono provare in un semplice week end di scialpinismo a 2 ore di auto grazie alla nostra amata e odiata montagna.
(Fede, dal luogo di partenza indica la meta raggiunta e ridiscesa)
Fede e Diego salgono battendo traccia entrambe le giornate, gli innevatissimi pendii di neve polverosa del Monte Rapina 2027m e il giorno successivo quelli del possente Pescofalcone a 2623m., nel cuore del Parco Nazionale della Maiella. Accumulati dislivelli per entrambe le giornate di 3100 metri circa!!
Fede dice: “la discesa nella rava cupa(il cucchiaio per gli abruzzesi) con un metro di fresca e’ una delle esperienze piu’ appaganti degli ultimi anni di scialpinismo. ”
Un augurio di buon natale dallo staff di Mountain Fitness
Il miglior regalo che puoi fare:
Adotta come ho fatto io un animale!!. Molte specie sono in via di estinzione e regalare o regalarsi un’adozione significa amare la nostra terra. Nel 2008 ho adottato simbolicamente un pinguino imperatore, quest’anno un panda. Affrettati loro hanno bisogno del nostro aiuto.
Facciamo tutti gli auguri di buon natale e felice anno nuovo a Dante e Paolo gia in terra Cilena per il loro grande viaggio patagonico.. qui’ sotto la mail che mi hanno inviato:
“Ciao Fede,abbandonata l’idea della salita all’Aconcagua vuoi per l’eccessivo costo e
perchè mi sembrava una ripetizione della precedente spedizioone all’Ojos del Salado,
imsieme a Paolo abbiamo deciso di dirottare il ns viaggio nella Patagonia Meridionale
e Terra del Fuoco. Concentreremo il ns fast trek nei Parchi Nazionali di Los
Glaciares e delle Torri del Paine (dichiarati dall’Unesco patrimonio dell’umanità );
percorcorreremo intorno ai 200 km in totale autonomia per ammirare le magnifiche
guglie granitiche del Fitz Roy e Cerro Torre. Ci concederemo un giorno di pausa per
una comoda escursione al Glaciar Moreno sul Lago Argentino, poi, in bus verso
l’estremo sud per un trek nelle ande Fuegine. Rientreremo in Italia il 9 gennaio.
Estendi i ns auguti a tutti gli amici e appassionati delle montagne del mondo”