Fede e Diego oggi, segnano l’inizio della preparazione, per affrontare ad agosto e in autogestione l’intero percorso del Tour des Geant.
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Alla terza salita consecutiva dopo 3300 metri di dislivello positivo e 30 km totali, dall’Eremo alla vetta del Catria e ritorno, in appena 6 ore e 40 mi sono chiesto: ma che mi manca dalla vita???
(Alla fine della terza ripetizione fede mostra il numero perfetto)
(Diego e la fioritura sotto il Catria)
Un lavoro che ci aspetta diverso dal solito. Un lavoro di fondo. Ore, ore e ore a passo veloce tra i monti con l’obbiettivo di completare il giro attorno alla val d’aosta per le alte vie. Giornata dura, parecchio, con i rintocchi cadenzati delle campane dell’eremo che si confondevano con il respiro profondo dei nostri polmoni.
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La salita per il ripido versante dei carbonai sale diretta fin sulla croce in 1100 metri circa. terreno mai pianeggiante, mai riposante. Le gambe, i polpacci, i piedi dopo 7 ore gridavano pieta’. In alto un vento teso ghiaccio a stento ci ha fatto progredire tanto era forte. E ad ogni passaggio, ad ogni raggiungimento di sua maesta’ croce di vetta era sempre piu’ forte.
I° passaggio: 1 ora e 17 per la salita e 50 minuti per la discesa svolta su percorso diverso.
II° passaggio: 1 ora e 15 minuti per la salita, 54 per la discesa.
III° passaggio: con un forcing bestiale traghetto Diego dopo 3300 metri in 1 ora e 10 minuti e 55 minuti di discesa.
Un tempo incredibile, una quarta salita che potevamo avere nelle gambe e nella testa e la consapevolezza di poter riuscire nell’impresa. Ma la strada e’ enormemente lunga…direi in salita??.
Finalmente anche per il sesso “debole”, si fa’ per dire ovvio, e’ arrivata la conquista di tutti i 14 ottomila della terra. A completare l’opera maschile alcuni decenni fa’ il grande Reinold Messner che spesso in solitaria e in inverno ha segnato la storia di questo sport e a distanza di anni continua a far parlare di se. Ma quello che non credevo era la corsa vera e propria che si e’ scatenata negli ultimi anni con almeno 4 atlete in gara per lo sprint finale. E qui si dovrebbe aprire una parentesi infinita. Se il traguardo dei 14 ottomila e’ l’obbiettivo per tutte le candidate al titolo, il come raggiungere l’obbiettivo fa’ la differenza. E cosi’ capite bene che avere un team di sherpa che ti aprono la strada, fare uso di ossigeno massicciamente o al semplice bisogno, salire per le vie commerciali gia’ attrezzate, semplifica e velocizza il traguardo. C’e quindi chi seppur in maniera differente, grazie a soldi, sponsor e ossigeno ma comunque con le proprie gambe e con i propri sacrifici, ha ottenuto il titolo in questo mese di maggio e chi come la nostra Meroi si e’ ultimamente defilata da questa corsa al vertice, apprezzando piu’ uno stile alpino, fatto di essenza e di purezza. Niente ossigeno, ne’ portatori, magari per vie nuove, ma soprattutto lontano dai frastuoni mediatici in stile hollywodiano….Vi sembra uguale??
Ognuno ha le proprie idee al riguardo, ma l’impresa resta comunque leggendaria
Complimenti dunque per l’ambito traguardo seppur con notevoli dubbi sulla veridicita’ di una delle salite, alla prima donna, la Coreana Miss Oh..
Per quest’ultima proprio di ritorno al campo base, ritorna protagonista il grande Messner che con un messaggio inviato alla stessa scatena un tumulto di emozioni. Merita di essere letto l’articolo di montagna tv
Questa stagione cosi’ anomala in montagna con forti nevicate seguite da brusche ondate di scirocco, e’ sempre piu’ difficile da interpretare e di conseguenza porsi degli obbiettivi decisamente ambiziosi.
L’elenco di discese che spero di effettuare tra marzo e aprile sono capolavori di fine stagione, effettuabili con condizioni meteo- nivo assolutamente perfette e con un’ottima capacita’ di conoscenza montana e di tecnica sia di salita che di discesa. Sono importanti pareti, generalmente lunghe, severe, ripide e ghiacciate, da salire e scendere in determinati momenti della giornata quando la neve e’ ancora molto dura in salita per facilitare la progressione con ramponi e inizia a sciogliere per ridiscendere.. Non vi nego che come in altre gia’ scese in passato, alcune di esse, le attendo da anni. Credo che eccetto che per una, che la percorrero’ in sci, per tutte le altre rispolverero’ il mio caro snowboard con il quale ancora mi trovo piu’ a mio agio. In alcune di esse come il Priora e il sambuco, lunghi avvicinamenti e complessi ritorni all’auto ne fanno uscite che rimarranno impresse a lungo.
Dopo aver, per ragioni di lavoro, dovuto abbandonare il secondo livello di scialpinismo del cai, nonostante istruttori bravi e preparati, ho cercato altrove, chi mi poteva dare le basi per la sicurezza in montagna in vie piu’ difficili, cordate, conserve e ferrate. La necessita’ di sapere le basi per fare sicura ad un compagno in una gita su neve piu’ complicata, il sapermi calare da un canalone non praticabile o con salti di roccia per l’impossibilita’ di togliere gli sci o tavola, il frequentare le vie ferrate di appennini e alpi anche abbinandole a vacanze, mi ha da molto tempo motivato a saperne di piu’. La mia montagna e’ prevalentemente di gambe, corsa e individualita’ forti e preparate che prediligono l’aspetto velocita’ e raid alla parte tecnica e quindi alpinistica. Sono due montagne diverse ma che in alcuni momenti e ultimamente spesso, si incontrano. Trovarsi alla fine di un canale con gli sci ai piedi, ancora in ombra, dopo averlo sceso tutto e accorgersi che un salto di 10 metri di roccia ci impedisce di superarlo potrebbe rovinare non solo il proseguio della giornata…..ma ben altro. E allora avendo in certe uscite, il materiale minimo a sufficienza, per farsi autosicura o sicura ad altri, potrebbe minimizzare i rischi di uscite che a volte si spingono un po’ oltre. E in ultima analisi l’allenarsi all’esposizione e a situazioni critiche spesso ci aiutano poi su difficolta’ di scala minore. Abbandonato il cai quindi convinto di ritrovarlo piu’ avanti mi sono appoggiato in chiave puramente di amicizia a Stefano, alpinista e climber nonche snowboard e scialpinista di livello che opera anche nel soccorso alpino.
Con lui ho iniziato un percorso decisamente piu’ completo di quello che avrei intrapreso con il cai che in alcune giornate di teoria in indoor e con uscite in ambiente su roccia e neve mi avrebbero gettato le basi per i rudimenti di
Tutto quindi si e’ mosso in 2 giornate dedicate ad apprendere la conoscenza dei materiali, i nodi, e la scelta dell’attrezzatura minima sufficente per caversela in molte situazioni. Specifico molte e non tutte per il semplice fatto che in questo durissimo mondo le variabili sono infinite. Non esiste una regola che vale per tutte le situazioni che si trovano in ambiente. Spesso e’ la mente, la pratica e l’esperienza che giocano un ruolo fondamentale nel sapersi districare dai guai. Il kit quindi da comprare presso il negozio Pennente che comprende varie dotazioni base, quali moschettoni, kit piastrina, kit machard, kit secchiello, rinvii, kit longe, cordini, fettucce, mezze corde, ecc….
(il nodo machard)
(piastrina usata come freno sia per recuperare il secondo che su doppie)
(secchiello o tuber usato per sicura al primo)
Poi finalmente ieri pomeriggio ci siamo incontrati presso la falesia di Rosara(Ascoli) dove nel cuore della palestra degli ascolani per l’arrampicata abbiamo salito alcune vie, per il sottoscritto decisamente impegnative data l’ignoranza in materia fino ad un grado 5 b.
Il pomeriggio e’ passato su 4 vie di difficolta’ decrescente dove in situazione di stress emotivo dovuto agli strapiombi di 30 metri e oltre, difficolta’ nel salire e spostarsi su roccia, ho ripassato quello imparato in palestra con la sicura fatta al primo (stefano) che attrezzava la via, e le varie doppie una volta in cima per ridiscendere.
Credo di aver dimostarto una capacita’ inaspettata nel salire anche tratti strapiombanti, e saper gestire l’emozioni di trovarsi appesi ad un nodo all’imbrago come unica sicura che ti tiene in vita…Mi sono piu’ volte fermato nei tiri a volte con piccolissimi appigli, per riposare avambracci duri e gonfi dallo sforzo, e poi in cima con un sudore freddo nella schiena allestire su un balconcino di 20 cm a strapiombo doppie in totale autonomia. Da collaudato ed esperto dell’ambiente, stefano, mi ha aiutato ben poco, ribadendo che dagli errori e dalle situazioni di forte stress le cose si imprimono nella mente sicuramente meglio. Bella consolazione!!
Alle 18.30 al buio dalla collina di Rosara tra Ascoli e Acquasanta mi calavo per l’ultima volta sospeso nel vuoto scorrendo lungo una piastrina e grazie alla sicura di un portentoso nodo autobloccante machard…