Adottati dall’Abruzzo
agosto 29th, 2010
“Voglio farmi accettare dalla parete, dalla montagna, da questo cosmo che non ha nulla di umano, dominato dal ghiaccio, dalla neve, dalla fredda pietra. Voglio, devo spogliarmi della mia umanita’, della mia razionalita’ ed emotivita’, dei miei sentimenti. Devo diventare roccia neve, ghiaccio. Confondermi con questa natura aspra e terribile, mimetizzarmi fino a trasformarmi in un suo elemento per non turbarne l’equilibrio. Devo dimenticarmi. Solo cosi’ non sbagliero’. Se divento “pietra e ghiaccio” non potro’ farmi male, non potro’ sbagliare. Saro’ invulnerabile. Anche il mio pensiero deve fondersi con cio’ che pensano queste montagne. Guardo indietro, una simbolica porta si sta’ chiudendo dietro di me ed io sto’ entrando in una realta’ separata. L’arrampicata solitaria e’ questo…Il nostro mondo fatto di tanti ragionamenti, di cavilli, di dubbi, di certezze false e vere, di tanta logica, di affetti, di piaceri, di tristezze, lascia il posto all’altra dimensione, al totale abbandono all’azione pura, all’intuito animalesco, all’istinto, alla completa e definitiva compenetrazione tra mente e corpo..”
Questa e’ la nostra guida Giampiero di Federico che si racconta durante la spedizione all’Hidden Peak uno dei 14 ottomila, salito in stile alpino, negli anni 80 e dove a tutt’oggi rimane la piu’ veloce prestazione di sempre su una via nuova a quelle quote e per di piu’ in solitaria . Lo stralcio e’ tratto dal suo intenso e introspettivo libro, RACCONTI DI PIETRA E DI GHIACCIO.
Anche se con qualche giorno di ritardo, di ritorno dalle ferie, pubblico con piacere il bilancio dell’esperienza e della full immersion presso la scuola di roccia di Roccamorice.
Come accennato in precedenti articoli il bisogno di confrontarmi con la verticalita’, con una montagna fatta non solo di sentieri, ha dato credo positivi frutti. Frequentando la montagna in tutte le stagioni con i limiti che seppur impercettibilmente ancora riesco ogni anno ad alzare, anche il mio bagaglio di conoscenze, di pari passo devono crescere. Non per questo che adesso, ma la strada dell’apprendere sara’ ancora lunga, mi concedo rischi inutili, semplicemente spero di muovermi nell’ambiente montano, se dovesse servire, con una maturita’ maggiore.
Ma veniamo ai contenuti del mini-corso che come gia’ scritto si e’ svolto presso la Falesia di Roccamorice con la guida Giampiero di Federico:
Abbiamo in circa 8-9 giornate familiarizzato con:
-1)tecniche di arrampicata in falesia su vie attrezzate in uno delle palestre naturali piu suggestive in Italia sia per il paesaggio e il fascino in cui si trovano sia per il loro numero e difficolta’ (dal quarto all’ottavo grado) Abbiamo appreso materiali, tecniche di salita, assicurazione al primo, assicurazione al secondo, tecnica a moulinette, il tutto grazie a pochi ma efficaci attrezzi quali il grigri, i rinvii e una corda adatta alla falesia da circa 70 metri. La falesia da oltre 30 anni e’ il luogo in cui Giampiero si allena e personalmente con amici ha attrezzato e chiodato a spit oltre 300 vie con tiri anche da 30-35 metri. Ci siamo confrontati con il verticale, il senso del vuoto, la paura di volare, pur non correndo alcun rischio, i muscoli che esplodono per lo sforzo e la tensione di stare appesi con arti e movimenti innaturali che normalmente non si usano. Il bilancio e’ l’aver digerito almeno 15 vie sia da primi che da secondi. In quest’ultimo caso abbiamo chiuso alcuni 6a di notevole difficolta’ come la via Longamanus, Betacam, Il vecio, tetto- e Diedro. Andare da primo espone a rischi maggiori di volo. L’attrezzare la salita la prima volta con rinvii seppur a breve distanza non azzera, anzi, il rischio di un volo che spesso si conclude in un brivido ghiaccio nella schiena e la consapevolezza di emozioni piu’ intense. Sono comunque riuscito a chiudere da primo vie di 5c+ con una buona lucidita’ e un certo stile.
La strada e’ comunque in salita e la voglia di procedere c’e. Vedere da sotto come il grande Giampiero affronta con tranquillita’ ed estrema eleganza passaggi che ci hanno devastato e’ la molla che ci spinge a voler continuare. In montagna quando si arrampica a differenza della corsa, si sale di tecnica non di forza, ma questa si acquisisce sul campo.
-2)grazie alla duttilita’ della falesia e con l’intento di familiarizzare non solo con l’arrampicata sportiva fine a se stessa ma anche con l’alpinismo in montagna e soprattutto in inverno, con sci o ramponi e piccozze,
Ho chiesto alla guida di fornirci le prime nozioni di:
progressione a tiri di corda attrezzando la via con chiodi, nut, friend, cordini, fettucce, per poi una volta salita la cordata nel punto piu’ alto della via allestire una corda doppia e ridiscendere dal pendio. Abbiamo utilizzato nodi, barcaiolo, mezzo barcaiolo, ad otto, a nove, doppio inglese e machard, sicura al primo con tuber, mezzo barcaiolo, recupero del secondo con piastrina, mezzo barcaiolo, calata in doppia con tuber e piastrina.
In montagna su pareti di roccia o neve si sale a tiri di corda. Un primo che attrezza, il secondo che fa sicura. Quando il primo arriva alla sosta e l’attrezza, pensa a recuperare il secondo che salendo recupera il materiale messo.Una volta finita la via che puo’ richiedere anche piu’ tiri, si scende da sentiero se esiste o si attrezza una serie di doppie, spesso causa di incidenti mortali, per tornare con i piedi a terra. Le tecniche di sicura, ancoraggi ecc, tra roccia e neve cambiano di poco. Questo mondo cosi simile in apparenza al precedente in realta’ e’ un abisso distante. Posso dire che chi arrampica in falesia quasi certamente non andra’ in ambiente, mentre un alpinista, spesso si allena in falesia per aumentare la sua sensibilita’ e grado di difficolta’ su pareti serie.
In conclusione io e giulia seppur agli inizi abbiamo formato e consolidato una coppia per divertirci nelle falesie in giro per l’Italia seppur su difficolta medio basse, ma soprattutto abbiamo familiarizzato con le cordate e con la progressione a tiri necessari poi su salite su neve o roccia di un certo impegno o per districarsi da situazioni di potenziale pericolo. Ma soprattutto ci siamo piacevolmente immersi ancora una volta in un magico angolo di Maiella dove non vi nego che nei momenti di riposo dalle ore con la guida, abbiamo calzato le salomon e corso su sentieri spesso dimenticati tra eremi e anfratti spesso inaccessibili come l’alto Orfento che sara’ presto trattato in un mio prossimo articolo.
Da appassionato di libri di letteratura di montagna posso solo consigliarvi la lettura di RACCONTI DI PIETRA E DI GHIACCIO che alla modica spesa di 10 euro + contributo per la spedizione Giampiero sara’ lieto di spedirvelo a casa
Contattatelo tramite
oppure
tramite facebook
A presto Fede, Giulia
Entry Filed under: eventi,Trail/skyrunning











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