Il paradiso dello scialpinismo

marzo 9th, 2010

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(il magico cucchiaio di rava cupa, l’ambito traguardo della due giorni)

Sabato 6 e domenica 7 marzo

E di nuovo mi trovo a raccontare la nostra vita passata a cercare di appagare la grande fame di neve, montagna e scialpinismo. Piu’ che trascorrono gli anni piu’ che mi rendo conto di essere in bilico tra un privilegiato e un emarginato. Quello che proviamo e viviamo infatti e’ difficilmente raccontabile e condivisibile con persone adatte a vivere una quotidianita’. Mi capisce solo chi, come noi, dedica la propria vita, all’amore per la montagna, la natura, in tutte le stagioni. Ma qui’ andiamo oltre. Ad uno sguardo superficiale e poco attento, la stragrande maggioranza di chi, mi chiede tornando alla routine, cosa ho fatto nel week, si limita a dare consigli su prudenza, su quanto sole ho preso nel viso e su come anche questa volta l’ho sfangata da una morte certa per valanghe…ma c’e anche chi, leggendo il luccicare dei miei occhi per almeno buona parte della settimana, capisce che tipo di esperienza onirica ho appena trascorso. Be’ a questi ultimi dedico sicuramente attenzione ed esperienza, a tutti gli altri appena un accenno di sorriso.

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(Diego sale la spalla nord del Pescofalcone)

Quando vuoi fortemente una cosa di solito si realizza. Nello scialpinismo le variabili e le incognite sono innumerevoli ma anche questa volta gli incastri del puzzle hanno collimato alla perfezione. E cosi’, dopo un’ondata di neve che andava a ricoprire e a riprendere gli spazi, sottratti dall’erba, causa un tempo piu’ simile ad inizio estate, la decisione di fuggire mentalmente e fisicamente nel regno maiella era forte. La scelta itinerario, sarebbe ricaduta su itinerari ms o bs possibilmente non incassati nelle famose rave. Mi rimaneva l’ormai conosciuto Rapina, ma la tentazione di continuare verso il Pescofalcone e scendere nella depressione della rava cupa era un sogno. Tutto si realizza basta volerlo fermamente e avere le necessrie carte in regola…e cosi’ e’ stato;

Ingredienti di questa 2 giorni:

La mia cara immensa, protettrice, stupenda Maiella. Un’attesa e sperata ondata di freddo , abbondanti nevicate, un compagno allenato e tenace che stringe spesso i denti ma che non deve mai abbassare la guardia anzi crescere continuamente di livello, una casa in pietra, un borgo dimenticato, un caseificio delle meraviglie, un allenamento mostruoso, una discesa su polvere dai 2600 metri che rimane nei nostri geni anche per le future generazioni.. e..poi vesciche, stanchezza, freddo pungente, alzatacce all’alba, una nebbia da panico che e’ riuscita a spaventarmi, un sole che cuoce il viso, una neve che si trasforma, un vento che sferza gli zigomi e cancella problemi e pensieri, un abruzzo meraviglioso, una due giorni che non scambieresti con nient’altro al mondo.. neanche con il piu’ piacevole dei sogni.

In sintesi gli itinerari:

sabato: salita dal borgo di san nicolao a quota 700 circa con neve che ricopre anche l’asfalto e un’aria pungente a -7, fino alla vetta del rapina a 2027 metri. Fede batte traccia per quasi tutta la salita con Diego che quando puo’ si fa forza e gli da’ il cambio. Un lavoro inumano con neve di 50 cm da aprire dalla base alla vetta. Tempo di salita 2 ore e 30. Discesa stesso itinerario esposto a nord e ovest. Il pomeriggio l’abbiamo trascorso a scrutare con binocolo altri superbi canali nel versante ovest ancora non in condizione date le abbondanti nevicate. In serata nello stanzone della nostra dimora a Roccacaramanico, cena e poi a nanna. Tutto tace uno dei borghi piu’ belli d’Italia, ci accoglie con la sua aria gelida e la pace eterna.

Domenica. Nonostante gia’ sul posto, complice un cambiamento del tempo previsto e temuto, sapendo di quanto instabile il tempo in quelle montagne, a quelle quote, decido di alzarmi prestissimo e di affrontare lo scoglio pescofalcone gia alle 7. Dopo un cielo stellato, la temperatura si fermava a -10. Cielo terso, leggere velature in lontananza. Calma di vento. Il mio fiuto mi indicava che avevo tempo fino alle 11, poi si sarebbe guastato. E vi giuro non era quello che volevo. La salita lunga e interminabile e’ poco tecnica ma estenuante. La traccia del giorno prima, causa vento, si e’ ricoperta, cosi’ il sottoscritto, quasi interamente si prodiga per tenere alto il ritmo e correre avanti al cambiamento del tempo. E cosi’ arrivo al Rapina in appena 1 ora e 50 minuti, gia’ salito il sabato e mi affaccio su quello che ancora mi attende. Una spalla lunghissima e in tremenda salita, si impenna verso sud lunga e inesorabile. Il sole scalda il viso e fare traccia diventa veramente un inferno. Una sensazione tra piacere e nausea, tra delirio e inferno, tra vittoria e abbandono, mi assale ogni qual volta guardo verso l’alto e ogni qual volta penso e osservo al tempo che lentamente sta’ cambiando. Nebbie che riempono le valli, il Morrone gia’ coperto, dal basso un mare di nuvole accenna ad un brutto presagio. …Salite o voi solitari atleti…. che poi dal ritono del paradiso vi attende l’inferno…E cosi’ dopo 3 ore di andaturna folle, Fede poggia gli sci in vetta al Pescofalcone a 2600 metri circa. Ci attende una memorabile discesa nel cucchiaio, tutto per noi , con 1 metro di fresca e cristalli scintillanti al sole; Entriamo prima nel limbo sospesi tra nuvole, neve, polvere e cespugli di pino mugo poi nell’inferno dantesco vero e proprio. La base del canale a quota 1900 era gia avvolto da una nebbia ovattata e mortale. Nulla si distingueva, neanche il mio amico a 1 metro da me. Per la prima volta seriamente non avendo punti gps ne’ azimut ho temuto di non farcela. Un white out piu’ completo mi impediva di scorgere le tracce di salita. Vagavo alla ricerca della discesa da 20 minuti, sospeso in un plateau tutto uguale. Poi mi sale un briviso quando per ben 2 volte ripercorro le mie orme. Stavo girando in circolo. Solamente il mio senso della montagna, l’istinto da orso (tra’ l’altro presente in quelle rave) hanno evitato conseguenze non facilmente risolvibili. Tutto viene in mente in quelle situazioni. Ripassi le tecniche di bivacco d’emergenza, i numeri da chiamare, ma poi contando i viveri che scarseggiano e il termos praticamente vuoto pensi bene che tornare all’auto sia una impellente necessita’. Calzati gli sci, trovate le flebili tracce sulla neve, Fede e Diego scendono sospesi nel tempo verso l’auto, fermamente convinti di quante emozioni si possono provare in un semplice week end di scialpinismo a 2 ore di auto grazie alla nostra amata e odiata montagna.

Fede, Diego

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4 Comments Add your own

  • 1. DIEGO  |  marzo 9th, 2010 at 14:00

    era la mia prima volta alla maiella, ed e’ stata un’esperienza unica. la discesa da pescofalcone e’ ancora impressa nella mia mente…. e lo sara’ per molto tempo.
    e un grazie doveroso a federico, in forma smagliante,che ci ha permesso domenica di terminare la discesa prima che il maltempo prendesse il sopravvento su di noi.

  • 2. marco  |  marzo 9th, 2010 at 14:13

    hai evocato le tue emozioni in maniera perfetta. grandi

  • 3. Massi  |  marzo 11th, 2010 at 22:28

    Ok Diego, ma si vocifera,tra gli addetti ai lavori, di un Cardinali fuori forma…Sovrallenamento o semplice non adattamento a certe condizioni?

  • 4. anonimo  |  marzo 12th, 2010 at 08:57

    dalla foto si intravede un puntino in lontananza che sale a notevole distanza dal primo. Domanda: ma hai usato un teleobbiettivo?

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