Montagna invernale per tutti??
dicembre 28th, 2009

(un’immensa valanga invernale)
Era da tempo che covavo la voglia di dire la mia sulla fruibilita’ estesa a tutti della montagna invernale. Le seguenti considerazioni nascono dagli ultimi fatti avvenuti in Alto Adige, con il solito soccorso a sprovveduti, ad opera di valorose guide del soccorso alpino, purtroppo decedute anche loro nel prestare aiuto.
Quello che scrivero’ probabilmente dara’ fastidio a molti, ma non e’ chiaramente verita’ assoluta, bensi’, solamente la mia opinione.
In anni di montagna invernale, di escursioni (ramponi e piccozza, ciaspole), di snowboard sotto tutte le sue forme (freestyle, freeride, backcountry, agonismo) e ultimamente di scialpinismo, ho penso maturato una sufficente esperienza personale e un bagaglio di esperienza (sia grazie a corsi, amici, pratica, studi) da potere dire la mia a testa alta.
Ci sono innumerevoli chiarimenti che i non appassionati o addetti al settore devono sapere:
Chi muore in montagna?: scialpinisti, escursionisti e amanti del fuoripista in genere.
Perche’ e’ in aumento il numero degli incidenti? :perche la passione per l’outdoor invernale e’ un fenomeno in crescita e quindi una massa sempre crescente di persone si avvicina ad un mondo che in questo periodo e’ pericoloso.
Perche’ e’ pericoloso in questo periodo e non in altri? La montagna e’ come il mare, un ambiente naturale ricco di fascino, ma di enormi imprevisti. I mesi che vanno da novembre a fino a marzo, con dovute eccezioni in base a localita’ e altimetria, sono quelli in cui le precipitazioni nevose sono piu’ abbondanti e i metamorfismi della neve molto piu’ lenti rispetto ad altre stagioni. Questa stupenda coltre bianca che si deposita farinosa sui pendii e’ sempre di piu’ “droga” per un vastissimo numero di appassionati.
A questo punto distinguerei due importanti approcci al montagna innevata, tralasciando attivita’ minori (ciaspole, alpinismo invernale, cascate di ghiaccio, speleo) ma pur sempre affascinanti e rischiose:

1) il Freeride (che si effettua in sci, snowboard, telemark)
*ha bisogno possibilmente dell’elemento neve fresca.
*e’ l’attivita’ piu in voga e rischiosa nelle nostre montagne (fortissimo rischio di provocare valanghe)
*viene praticata purtroppo da persone poco preparate e istruite essendo di forte impatto mediatico ed estetico
*e’ possibile utilizzare mezzi meccanici, gatti, elicotteri, motoslitte
*e’ sempre rischiosa anche se, accompagnati da guide alpine e in possesso delle dotazioni obbligatorie, il rischio si abbassa notevolmente (saranno le guide che valutano per voi il manto e il percorso adatto, spesso limitando il divertimento!)

2) Lo scialpinismo/snowboardalpinismo/telemark di stampo classico
*si effettua in periodi “intelligenti” ossia quando la neve e’ assestata
*richiede una conoscenza approfondita della montagna
*ci sia avvicina a questo mondo tramite le guide alpine o i corsi del Cai
*si predilige spesso la salita e la pianificazione dell’uscita, al brivido della discesa estrema a forte velocita’
*richiede una pratica e una passione non adatta agli “sciatori della domenica”
*c’e una forte componente atletica e mentale
Mi preme puntualizzare che questa distinzione e’ puramente sulla carta. In realta’ chi frequenta la montagna e’ allo stesso tempo freerider in alcuni mesi e scialpinista classico in altri, ma comunque la precisazione chiarisce molte cose. Infatti la stragrande maggioranza degli incidenti avviene a chi, non da’ tempo, al manto nevoso di assestarsi, vuoi per incompetenza vuoi per “dipendenza” dalla famosa droga, di cui parlavo prima. Anche io, sono ormai da anni, per lo meno 15, entrato in un tunnel che mi ha portato a desiderare talmente tanto la polvere (powder in gergo montano) da commettere soprattutto in passato, ingenuita’ grossolane. Surfare o sciare sulla neve appena caduta, con temperature bassissime e cristalli candidi scintillanti al sole e’ una tentazione alla quale ormai molti, non sanno rinunciare. Ed il problema e’ tutto qui’:
Tralasciando questioni legali, leggi vigenti in pista o in fuoripista delle quali non ne so’ un granche’, muore o rischia di uccidere altri, chi, sia in presenza di impianti di risalita, che in ambiente aperto, si avventura piu’ o meno preparato, in un pendio nel quale la neve e’ fortemente istabile e non coesa con gli strati sottostanti. Il freeride come dice la parola stessa e’ lo scendere liberamente e senza vincoli, pendii aperti o boscosi a forte velocita’, lasciando una traccia indelebile sulla polvere. Questa disciplina nata in Canada e in Alaska e’ ormai da anni pubblicizzata e praticata anche da giovani e meno giovani nel nostro paese. Le case produttrici investono in video, prodotti, tendenze stili di vita, allargando la base degli usufruitori. Vendere e istruire sono concetti aime’ inversamente proporzionali. A quanti sara’ capitato di vedere, cafoni in abiti sgargianti, pavoneggiare tra gli impianti e tracciare in modo anomalo e irresponsabile pendii adiacenti alle piste??
Questa forte crescita del fenomeno freeride e’ a mio avviso preoccupante. Come dicevo prima il freeride, si effettua in periodi e su pendii in cui la neve non e’ ancora stabile. Divertente ed emozionante per carita’, lo sci fuoripista invernale, l’eliski, sono attivita a mio avviso da regolamentare a dovere, alla stessa stregua di chi si vuole avventurare per mare o per cielo. In anni di pratica e grazie a frequentazioni di guide o corsi del Cai (la piu’ valida istituzione che abbiamo in Italia) mi sono sempre piu’ reso conto che, chi insegna ad andare in montagna non ti esortera’ mai alla pratica del freeride. Chi avesse avuto lo scrupolo in anni di “CARRIERA” di avvicinarsi ad una minima didattica, avra’ sentito dire che le uscite in montagna si possono effettuare solo quando il manto e’ stabile. Questa condizone, difficilmente puo’ avvenire in periodi di forti precipitazioni, ma solo a tarda stagione, quando il processo di assestamento e’ piu’ marcato. Non si effettuano salite prestigiose nelle alpi in inverno, non si salgono con le pelli canali stracolmi di neve fresca, non si scendono a forte velocita’ in snowboard pendii instabili e magari a ridosso degli impianti.
O meglio tutto si puo’ fare, ma incomiciamo ad assumerci, colpe e pene per i danni causati a me, agli altri e alla natura stessa
Chi puo’ a mio avviso, essere parzialmente, con la coscienza a posto:
-CHI HA ANNI DI PRATICA NELLA SUA SPECIALITA
-CHI HA FREQUANTATO CORSI DI METEO, NIVOLOGIA, ARVA
-CHI NONOSTANTE ABBIA NOZIONI TEORICHE POSSIEDE SUFFICENTE PRATICA ED ADDESTRAMENTO
-CHI HA PARTECIPATO A CORSI CON GUIDE ALPINE DI FUORIPISTA O DI SCIALPINISMO
-CHI HA PARTECIPATO AI CORSI ANNUALI CON IL CAI NELLE VARIE SPECIALITA’
-CHI POSSIEDE NOZIONI DI PRONTO SOCCORSO
-CHI SI MANTIENE IN COSTANTE ALLENAMENTO FISICO E PSICHICO
-CHI HA UN’ATTREZZATURA ADEGUATA ALL’IMPEGNO PREVISTO
Da punire con vigore a mio avviso
-chi utilizza gli impianti a pagamento e abbandona le piste battute ! La responsabilita’ di questi soggetti che rappresentano la massa degli incidenti in montagna dovrebbe essere molto piu’ severa e punita.
Ricordarsi di:
-controllare sempre i bollettini meteomont i giorni precedenti all’uscita
-il meteo
-non uscire mai da soli e avvisare la forestale di competenza sul percorso scelto
-avere cura maniacale dell’attrezzatura soprattutto del dispositivo arva
-scegliere compagni di uscita collaudati in mesi di allenamento tra i monti
-adeguare il percorso alle proprie capacita’ fisico /tecniche
Chiedo troppo se sogno una montagna senza divieti ma con appassionati competenti, formati e che rispettano regole comuni?
Alcuni siti:
Pianificare un’uscita e bollettini meteomont
La risposta caro Bertolaso, purtroppo bersagliato in questi giorni da piu’ emergenze, alla domanda iniziale e’ presto fatta:
La montagna e’ di tutti, … ma non per tutti, ed e’ compito anche dello Stato vigilare su questo..
Fede
Entry Filed under: approfondimenti











1 Comment Add your own
1. andrea | dicembre 29th, 2009 at 15:00
. . . ottime riflessioni… concordo
Buon anno a tutti
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